venerdì 5 febbraio 2016

I libri delle vacanze (di Natale)


 

Le mie vacanze natalizie sono iniziate il 15 di Dicembre per concludersi il 3 Gennaio.
lo so, sono invidiabile ma in realtà altro non erano se non le ferie che i miei ex datori di lavoro non mi avrebbero pagato a termine del contratto, per cui me le han fatte consumare (ve l'ho detto che mi sono dimessa da un tempo indeterminato? --- pausa per farvi riprendere --- sì, lo so, siamo in italia, c'è la crisi è il 2016 e ho quasi 40 anni. Ok continuiamo).
Tutto ha avuto inizio con il libro regalatomi da un'amica (il primo, in ordine di apparizione) poi caso ha voluto che un'altra, a distanza di pochi giorni, me ne abbia regalato un secondo e così, la mania "librilibrilibri vojo legge tanti libri" si è impossessata di me e mi ha portato su Amazon, dove ho acquistato alcuni di quelli che vedete nella foto qui sopra, tutti ancora da leggere.
Ve li presento, in ordine di lettura, di ognuno vi lascio non tanto una recensione quanto, diciamo, una quarta di copertina, scritta a modo mio. 

 


"Porca pupazza, no! La strategia del pesce palla"
M.L.Maffei

"Porca pupazza,no! ma questa sono io!"
Quando un libro parla di #UnaComeTe non è facile parlare di lui.
40enne, single, romana, dimissionaria, agnostica e poi altro, più intimo, cupo e personale.
Allegro, frizzante, semplice ma con spunti divertenti, racconta una Roma girata in bici da chi vive in centro e può permetterselo (di girare in bici). L'amore è il punto focale. Lei e l'amore. Ma anche lei e gli amici, lei e le sue cene, lei e il suo avvocato, lei e i dolori che si porta dentro, sviscerati piano piano e infilati nel racconto a tradimento, che ti fanno dire "ma porca paletta! ma nooo porella, chissà come ha sofferto" quasi che fosse un essere umano vivente e non solo un personaggio ingabbiato in 185 pagine (che si leggono in una giornata tra tè, divano e plaid). A metà del libro tu lo sai, lo capisci, come finirà ma vuoi comunque leggere, per "sentirtele dire" quelle parole. Per i più romantici, valgono da sprono all'acquisto alcune righe: "Faccio fatica a capirti, ci sono momenti in cui vorrei mettermi i tappi nelle orecchie. Ritengo che tu abbia bisogno di grandi spazi tutti tuoi. Riconosco il dolore; capisco che tu voglia correre in solitaria. Ma desidero esserci sempre, al tuo ritorno. Ogni volta che passa la paura [...]"
 
 


"Illusioni. Le avventure di un messia riluttante"
 R.Bach

Quando sei l'autore de Il gabbiano Jonathan Livingston hai già detto tutto al mondo.
E mo' te ce voglio, a scrivere ancora.
E invece questo libro vale la pena di essere letto.
Originale, con un punto di vista pittoresco sul più classico degli argomenti. Il messia riluttante ci lancia sfide e ci lascia frasi da incidersi nel cervello "Mai ti si concede un desiderio senza che inoltre ti sia concesso il potere di farlo avverare. Può darsi che tu debba faticare per questo, tuttavia" oppure "Ogni persona, tutti gli eventi della tua vita sono lì perché tu li hai attratti lì. Quello che decidi di fare con essi dipende da te". Una guida spirituale che s'è stufata di far da guida, un uomo ragno che nella sua rete involontaria cattura folle, riluttante nel farlo, proprio perché sa che da un grande potere derivano grandi responsabilità. A volte funziona così anche la vita reale, non è detto che ci piaccia quel che facciamo, ma si guarda la meta, non il percorso. Un libro che si svela pian piano, un finale che è un loop in 149 pagine da bersi in una giornata.
 


"Il peso specifico dell'amore"
 F.Bosco

A leggere i titoli degli altri libri della Bosco passa la voglia di acquistarla a meno di non avere 15 anni.
"Mi piaci da morire" "S.O.S. Amore" se una rondine non fa primavera è pur vero che se sei causa del tuo mal...
389 pagine totali, si passano le prime 250 in agonia, sperando che accada qualcosa, senza saper bene cosa, purché si venga distolti dalla scontatezza del "lui non lo amo più, ma c'è l'altro, bello e dannato che sta lì pronto per essere redento, pronto ad innamorarsi non del mio (scialbo) aspetto bensì del mio fantastico cervello" 250 pagine che paiono perfette come base di una sceneggiatura per qualche film italiano, di quelli con i soliti attori, i soliti registi, i soliti sceneggiatori.
Poi si capitola.
Poi succede tutto e le restanti 140 pagine valgono il costo, il tempo speso, le scene forzate sorbite in precedenza. Incredibile come si apra un libro dicendo "mamma quanto è vero" si prosegua implorando "ti prego uccidi tutti i protagonisti e finiamola qui" e si concluda tra le lacrime.
Si perché quando si acquista un romanzo spesso lo si fa perché si trova a primo acchito qualcosa che ci colpisce e se l'intuizione è giusta l'ultima pagina è bagnata dalle lacrime, come fosse una mano che amorevole ci carezza la guancia, salutandoci per sempre e dicendoci "ciao, ti ho insegnato qualcosa e ora vado via..."



"Terapia di coppia per amanti"
D. De Silva

È il secondo libro che leggo di De Silva.
Non mi permetto di generalizzare perché non ho basi per farlo ma ci dev'essere qualcosa che gli uomini hanno e che De Silva coglie e trasmette.
I capitoli, scritti alternando il punto di vista dei due protagonisti, ci mettono chiaramente di fronte alla differenza abissale che fa da collante alle coppie. Non anime gemelle ma due metà di un tutto che si completa.
Lui, a tratti un debole, dipendente sessualmente da lei, ironico e tranquillo, ma di una calma data dalla pacata superficialità tipica di certi uomini, che sanno per cosa valga la pena preoccuparsi.
Lei bella, lunatica, pensatrice rabbiosa, vittima del suo essere donna nel senso più ormonale del termine, rigida e sovente stronza.
Eppure si amano da anni. D'altronde sono amanti, lo dice la parola stessa, alla base di un rapporto clandestino c'è, o quantomeno si suppone ci sia, l'amore e l'atto (sessuale) dell'amarsi, altrimenti cos'altro li legherebbe per anni?
Si amano e vanno in analisi, presentandoci il terzo personaggio chiave, un analista, che scopriamo vittima degli stessi difetti del protagonista, perché uomo, perché anch'egli innamorato, perché cosi piace a De Silva intaccare i suoi personaggi, per renderli umani prima che protagonisti, per farceli piacere per i loro difetti e le loro debolezze, prima che per il loro fascino da protagonisti e, dato che in ogni donna c'è una mamma, una parte di noi sorride e si affeziona a queste debolezze, che li rendono reali più di quanto sia possibile fare in 272 pagine di bella narrativa.

martedì 2 febbraio 2016

Medaglione di polenta con uova e pop corn al peperoncino



Gli ultimi mesi li ho vissuti in maniera violenta.
Eh, che vi devo dire, io sono così, so' strana, passo dall'incazzato all' apatico che è 'na meraviglia.
Non sempre litigo e strillo ma di sicuro faccio cose sceme tipo riempirmi le giornate di impegni, così piene che non solo non puoi fare ma non riesci nemmeno a pensare; 
E poi camminare, camminare, al punto da uscire, mollare l'auto al primo parcheggio e proseguire a piedi per due-tre chilometri, tanto sei allenata, sei abituata, tanto #tedevisfogà e allora...cammini...perché, che altro vuoi fare?
Meglio camminare, che è così evocativo, vai chissà dove, sfoghi le emozioni e riallinei i tuoi chakra (credo si chiamino così...)
In queste giornate di "faccio cose, vedo gente, l'importante è non pensar - e" la stanchezza è mia alleata, non mi sta mangiando, rosicchiando pian pianino e questa ritrovata energia rende sempre più evidente come la vita che avevo vissuto negli ultimi mesi in zona Prati non avesse un senso. 
Per fortuna è finita, tutto è cambiato e io son tornata a essere #lacosapiúimportante.
Ieri, domenica pomeriggio, l'ho passata a sperimentare in cucina, in vista di un riavvicinamento ai fornelli che è una delle cose che mi preme di più.
La mattina avevo acquistato del mais per pop corn, così, senza motivo, senza prevederlo, senza sapere cosa farne, se non del pop corn da mangiare davanti la tv, io che ne guardo quasi nulla oramai...di tv.
E allora m'è venuta l'idea, anzi, m'è venuta la voglia.
La voglia di sperimentare, inventare, creare una qualche ricetta salata che prevedesse i pop corn tra gli ingredienti.
Ho chiesto aiuto agli amici di Facebook ma i consigli erano tutti dolci e allora ho fatto la cosa più semplice: ho aperto il frigo e guardato cosa c'era dentro.
E puff, è venuto da sé, come tutte le cose belle, naturali, come quando ti piace un uomo e vi baciate per la prima volta, è la cosa più naturale del mondo, anche più naturale del sesso, tu lo guardi - lui ti guarda e poi corpi vicini, labbra che si cercano. Naturale, no? 
Stessa cosa è successa a me con il frigo: ho alzato lo sguardo e ho visto le uova, poi più in basso il tabasco e la mente è volata al medaglione di polenta mangiato il Venerdì sera al nuovo locale della mia amica (di cui vi parlerò presto); dei pop corn al peperoncino per dare il tocco croccante/piccante e la ricetta era nella mente.
Da lì al piatto è stato un attimo, tutto facile, tutto  naturale, come un bacio, come il primo bacio...

venerdì 29 gennaio 2016

Fare il cappuccino come al bar (con cacao e cannella)



Il cappuccino.
Cosa sarebbe la vita senza il cappuccino?
A volte ci ceno, altre ci pranzo, oppure lo uso come spezzafame, come autogratificazione o come pausa dolce a metà giornata.
Ok, chi mi conosce mi associa più al caffè, per motivi che non sto qui a dirvi, ma vi basti sapere che se la mia amica mi ha soprannominata "Carmencita" un motivo, credetemi, c'è.


Ma il caffè non è tutto, anzi, il caffè è solo uno degli ingredienti di questo fantastico cappuccino che ho visto fare tante volte al bar e che si può benissimo replicare in casa con ottimi risultati, basta avere l'attrezzatura e gli ingredienti giusti.

Ingredienti:
  • latte (possibilmente intero ma a piacere va bene anche latte di soia o di riso)
  • caffè
  • cacao amaro in polvere
  • cannella in polvere
  • zucchero (a piacere)
Come prima cosa prendete una tazza da cappuccino e spolverateci dentro una generosa dose di cacao in polvere. Preparate una moka di caffè forte e bollite il latte. 
Ora vi servirebbe uno di quei marchingegni che creano la schiuma, con uno stantuffo che si immerge nel latte e - agitandolo - gli fa inglobare aria, creando la schiuma. Questo è il mio, ci tengo tanto perché me l'ha regalato una persona molto ma molto carina, Rosita del blog "Mamma che buono" che un giorno scrisse anche un post dedicato a me e al mio blog e mi commosse tanto :-)


Fatta questa operazione, creata la schiuma, vi basterà mettere il caffè nella tazza, sbattere su un piano il recipiente contenente il latte schiumato (come vedete fare ai baristi, lateralmente e vigorosamente, in modo da eliminare l'aria in eccesso e compattare - per quanto possibile - la schiuma) inclinare la tazza e aggiungere lentamente il latte. Arrivate fino al bordo superiore, poi completate il tutto con una seconda spolverata di cacao e una punta di cannella.
Zuccherate a piacimento.

Simili? Per carità di Dio! 

lunedì 25 gennaio 2016

E' solo una questione di punti di vista


E' accaduto che un giorno una persona, che odia esser definita "una persona", mi abbia mandato questa foto.
Mi è stato detto "te l'ho mandata così puoi lavorarci su" (o comunque il concetto era questo) e mi è stato detto un minuto dopo che io - vedendola - già mentalmente stavo immaginandomi questo post.
Si chiamano coincidenze, sintonie di pensiero, si chiama "io t'ho capita come sei" oppure si chiama #comepreferitevoi. 
Fatto è che per me questa foto è speciale.
E' l'interno della metro di Roma fotografata da una visuale a noi sconosciuta, un punto di vista che ai passeggeri è vietato. Se guardate con attenzione noterete anche i fari posteriori di una metro che si allontana.
Per questo è bella, per il suo essere insolita, rara e proibita ai più.
Le cose belle lo sono, spesso, sono speciali, o almeno così appaiono ai nostri occhi, sono insolite e ci colpiscono per questo, si distinguono dalla massa come questa foto si distingue dalla massa di foto di metropolitane che potremmo trovare se googliamo "metro Roma", dove incapperemmo nelle classiche banchine con i passeggeri, treni fermi alla fermata e ingressi con le tipiche targhe blu che sovrastano l'entrata.
Il bello, in questo caso, dipende interamente dal punto di vista.
Pensateci. 
Non è insolito, la vita spesso è solo questione di punti di vista, qualcosa che a noi può piacere viene considerato pessimo per qualcun altro, un lavoro noioso tranquillizza alcuni e rende smaniosi altri e che dire poi dell'egoismo? L'egoista considera solamente il suo punto di vista e si preoccupa di quello, escludendo dalla sua conoscenza il punto di vista altrui. 
Io mi ritengo giustamente egoista, nel senso di "nella giusta misura" ma comunque mi piace anche guardare le cose da punti di vista differenti, una visione che aiuta a farsi un'idea del complesso delle situazioni e della complessità delle stesse. 
Ma continuiamo ad analizzare questa foto e l'ambivalenza insita nel concetto di "punto di vista". 
Questa foto è tutto ciò che ho espresso sopra. Ma questa foto è anche sporca, perché porta in sé l'idea di polvere, fumo, grasso, buio e poi rumori stridenti, echi sordi e pensieri che vanno lontani eppure, a viverla da fuori, questa foto, mostra le ombre giuste, curve sinuose, una luce che cattura, l'inquadratura che attrae e guida lo sguardo verso un soggetto lontano, che si può scovare solo se si fa attenzione, come a dire che il punto di vista non è un(ic)o e non v'è punto di vista giusto o sbagliato ma solo il nostro. Qualsiasi lettura decidiamo di dargli

E infine, diciamolo, questa foto è anche una botta di fortuna, però, a volte capitano, no? le botte di fortuna, anche nel quotidiano, dove tutto è un divenire, dove ogni situazione è a sé e bisogna trovarcisi per comprenderne le dimaniche, le sfumature, che altrimenti resterebbero oscure ai nostri occhi, sconosciute al nostro pensiero, nascoste, come alla maggior parte dei passeggeri della metro di Roma continuerà a esserlo questo particolare punto di vista sulla metropolitana di Roma...

venerdì 22 gennaio 2016

Gli spavoli, ovvero, spaghetti di cavolo verza per tutti gli usi (e i gusti)




Oggi ho deciso di ospitare un pittoresco personaggio sul mio blog. 
Pappageno, che per gli amici ha un nome e un cognome che però preferisce celare al (grande) pubblico, mi ha donato questa ricetta che non è una ricetta, quest'idea che non è un'idea, questa invenzione che è più di un'invenzione. 
Pappageno ha creato gli spavoli. 
Anzi.
Li ha creati, cucinati, descritti e fotografati e quindi a me non resta che passar la parola a lui, sotto forma del testo - pregno di ironia - che potete leggere di seguito, tutta farina del suo sacco, in un post dove la farina è usata solo per scrivere, visto che in questa ricetta di primo piatto di lei non v'è traccia!

 
"Perfetta crasi fra le due culture alimentari germanica e italica, ho l'onore di presentarvi la mia più fortunata invenzione gastronomica. Ho elaborato il superamento della pastasciutta, (il contadinesco alimento base italiano), per lo sviluppo di un nuovo popolo efficiente, leale e disciplinato, che conservi al tempo stesso tutta la fantasia e il genio peninsulare. Il melanconico salutismo del crauto tedesco si è sposato con l’italiota decadenza del maccherone, partorendo un figlio perfetto, battezzato sotto i vessilli appaiati dello Scudo sabaudo e della Croce di ferro. Un cibo che salva tutto il gusto e l'appagamento dell’anacronistico “spago” plebeo, senza il suo immondo, innaturale potere ingrassante, in una mimesi sublime e totalizzante.

Popolo di eroi, ti presento gli SPAVOLI.

SPA-ghetti di ca-VOLI verza, ovverossia filamenti di cavolo conditi esattamente con le stesse salse e i medesimi sughi previsti per gli spaghetti. Posso assicurarvi che il misericordioso inganno per il palato è completo, e financo il gusto è ancora più allettante, dovuto alla leggera croccantezza dello spavolo. Il satollamento è completo, privo di quel ferino “abbiocco” che, immancabile, sopravviene a causa del picco glicemico procurato dalla pastasciutta.

Lasciate, dunque, che io vi salvi dalla Geenna carboidratea annunciandovi la lieta novella spavolesca. Seguitemi con fedeltà e obbedienza, e vi donerò, con un nuovo girovita, estro, efficienza, combattività. Anche dopo pranzo.

- Prendasi dunque una tonda, verde, liscia e lucida verza, con un coltellino affilato la si privi del torso. 
- Poscia, con un'affettatrice, la si affetti sottilmente, parallelamente all’asse di crescita. (In alternativa si usi un coltello a lama larga, o una baionetta del Moschetto mod. ’91)

- Si ricavino così dei sottili filamenti, i quali verranno immantinente lessati al vapore, o stufati in padella, con mezzo cucchiaio scarso di sale fino e un paio di bicchieri d’acqua.
- Dopo circa 25 minuti, gli spaghetti vegetali saranno pronti. Una volta asciugata l’acqua, si potrà aggiungere un filo d’olio e farli dorare leggermente, saltandoli con virile mossa di polso. 
- Si dovrà, infine, aggiungere la salsa di condimento: carbonara, amatriciana, pesto e ricotta, tonno, burro e salvia, insomma, qualsiasi sugo normalmente utilizzato per gli spaghetti. 
- Aggiungansi anche pecorino, o parmigiano, a discrezione, a seconda della ricetta.


Per gli amanti del culto futurista della velocità, o per le massaie con numerosa prole, ecco una versione facilitata e al fulmicotone: “Spavoli all’arrabbiata”
- Porre nella stessa casseruola, i filamenti di verza, uno spicchio d’aglio intero, un filo d’olio, passata di pomodoro, sale e peperoncino.
- Lasciar stufare il tutto e, alla fine, spolverare con pecorino.

Non dimenticate, prima di gustarli, di rendere spiritualmente un devoto ringraziamento al vostro 
Pappageno."

(il motivo per cui Pappageno abbia chiesto che celassi il suo vero nome ma scelto di farmi pubblicare una sua foto (con occhiali da sole) è direttamente associabile alla storia che lega tutti i super eroi dei fumetti. L'illusione che basti mettere una mascherina, togliere degli occhiali da vista, indossare una tutina attillata e nessuno sia più in grado di riconoscerli. A questo punto la domanda è: ma Pappageno, esiste davvero o è solo frutto della penna di qualche scrittore? Chissà...)
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