giovedì 15 gennaio 2015

Quando il corpo ti sta dietro...


Sto dimagrendo...velocemente e con soddisfazione.
Il mio trucco è un non-trucco. Semplicemente mangio poco, mangio sano (diciamo pure sanissimo) bevo molta acqua liscia e faccio sport in ogni momento libero che ho.
Sto lavorando anche. E tanto.
Diciamo pure tantissimo.
Per cui trovar tempo per lo sport è una vera impresa ma - ammetto - di contro è una vera impresa anche trovar tempo per mangiare e quindi, forse, le due cose finiscono per bilanciarsi.
E sto vedendo il mio corpo cambiare.
Un corpo da trentottenne non è come il corpo di una ventenne. In teoria.
In pratica credo che la genetica sia dalla mia o, più semplicemente, nessuno ha avvertito il mio metabolismo che io non ho più vent'anni.
Sì perché il corpo mi sta dietro, lo vedo mutare giorno dopo giorno, sotto i colpi dello step, sotto quelli del ballo, sotto gli sforzi dei massacranti esercizi ispirati dalla guru Kayla Itsines, per non parlare di Dren Up, che sarebbe una variante del prepensionistico acquagym ma te le voglio vedere le vecchine a sgambettare in acqua a duemila all'ora, con indosso un pantalone lungo (che fa da peso) per 50 minuti di fila, senza soste, se non per berti il litro di acqua liscia previsto dall'allenamento.
E lui (il mio corpo) sopporta tutto questo. Sopporta anche le passeggiate di quasi dieci chilometri in giro per Roma, che ci sia il sole, che sia nuvoloso o che piova (tanto c'è il piumino a proteggerci, no?)
Vedo la linea che va dalla bocca dello stomaco al bacino incidersi nella pelle, vedo le scapole uscir sempre più in fuori, la vita stringersi, vedo la soddisfazione quando salgo sulla bilancia e sento meno i dolori. I dolori di un corpo appesantito, i dolori di uno scheletro potremmo dire sbilenco, di una cervicale invertita; Sento lo stomaco leggero, sento a volte i morsi della fame e li percepisco e li sopporto con un piacevole masochismo.
Non siamo uomini delle caverne, non abbiamo bisogno di mangiare sempre e di mangiare tanto. La mente si fa più lucida quando non è sotto l'oppio degli zuccheri complessi.
Mi sento una creatura diversa, più reattiva, più istintiva, il mio corpo mi sta dietro e io lo ringrazio perché premia i miei sforzi, a volte faticosi altre volte quasi non percepiti.
Ogni tanto mi fermo, mi guardo indietro, vedo il buio e non arrivo alla luce, così mi rigiro, guardo avanti, respiro a pieni polmoni e proseguo, imperterrita, verso la salita che è oggi la mia vita, costante pendenza che si fa sentire ma che ti fornisce anche tutti i mezzi per poterla superare. Con tranquillità.

martedì 23 dicembre 2014

Pane e tempesta

"Ho fatto un sogno - gli disse a voce bassa.
Io e te camminavamo in montagna, 
finivamo in una Nuvola alta e nera e scoppiava un gran temporale.
Cominciava a piovere [...] Tu tiravi fuori il pane fradicio e ti mettevi a ridere
E sai io cosa ti dicevo? [...]
- Piovi pure cielo nero, grandina e tu, vento, soffiaci contro!
Noi abbiamo sempre mangiato pane e tempesta.
E terremo duro."

Pane e Tempesta - di Stefano Benni



Il nome di questa pizzeria gourmet ha un qualcosa di magico, di poetico, di bello e lo si capisce anche se non si conosce questo brano tratto dal libro di Stefano Benni.
E' magico perché è un locale che nasce portando con sé della poesia, oltre che promesse di qualità e gusto.
La poesia pervade Pane e Tempesta. 
Le parole sopra riportate sono dipinte sulle pareti del piccolo locale, qualche tavolo per gustare in loco i loro prodotti, un bancone di legno naturale per servire e mostrare la pizza (e non solo) e delle cassette per contenere il pane fatto in casa. 
La semplicità, il bello, il profumo di pane e di buono.
Alcuni sacchi di juta a decoro del soffitto, come tende che riparano dal freddo intonaco, come vele che traghettano con naturalezza. 


lunedì 22 dicembre 2014

Buone feste e del perchè non vi frantumerò gli zebedei con ricette natalizie


Troppo facile.
Sarebbe troppo facile scrivere una serie di post in cui vi elargisco consigli su cosa cucinare per la Vigilia di Natale, per il pranzo di Natale, per il pranzo di Santo Stefano per il Cenone di Capodanno per il pranzo del Primo dell'anno e magari - volendosi portare avanti col lavoro - pure per il giorno della Befana.

Naaaa

Se volete qualche consiglio su tutto quello sopra scritto potete tranquillamente andare a leggere la mia rubrica di Cucina su Donna Fanpage pare siano in tre milioni al giorno a leggere questa rivista online, magari siete compresi anche voi, magari venite proprio da lì, magari vi stavate chiedendo "ma chi è 'sta Nàima Tomaselli che mi propone pure piatti vegani per le feste?"

Eccomi, sono io.

Se invece siete arrivati sul mio blog perché mi seguite e stop, allora sapete che tipo sono, ok la cucina, ok le ricette ma questo non è mai stato il classico foodblog. Io non sono la calssica food blogger (vista la mia passione per Nutella, Coca Cola e Philadelphia) quindi sapete bene cosa aspettarvi.

Una mia amica giorni fa mi ha definita blogger food. Mi piace, dovrei dirglielo, mi piace davvero come termine, perché mi sento effettivamente prima blogger e solo dopo, food.
Questo è anche il motivo per cui oggi e nei giorni precedenti non ho postato ricette adatte alle feste, perché in questo mio blog-diario scrivo quel che mi va, quel che mi colpisce, scrivo del mio lavoro nel campo food ma anche di quello che mi accade di bello e - a volte - anche di brutto.

E oggi scrivo questo post solo e solamente per farvi gli auguri.

Vi auguro di essere felici e non solo sereni. La serenità è un palliativo, l'oppio della speranza. Voi dovete essere felici. Non ci riuscite? Tentate. Non ci riuscite ancora. Ritentate. La vita è davvero solo una merda. Ok, ma potrete dire di averci provato.
Vi auguro di trascorrere le feste con le persone che amate davvero ma anche con chi sopportate poco, molto probabilmente saranno parenti e credetemi, volente o nolente il sangue non è acqua e i ricordi che costruite oggi saranno l'unica cosa che vi resterà domani. 
Vi auguro di ricevere i regali che desiderate, e non parlo solo di beni materiali ma anche del sorriso di un bambino, di quel bacio inaspettato, della telefonata di un amico lontano, di qualsiasi cosa - insomma - che renda la vita degna di essere vissuta.
Vi auguro di non sprecare nemmeno uno dei giorni che avrete davanti perché non solo ogni giorno trascorso non vi si ripresenterà mai più ma ogni giorno non goduto appieno è un giorno sprecato che poteva regalarvi tanto e molto probabilmente siete voi che non avete saputo cogliere quel piccolo frammento di meraviglia che vi era nascosto. 
Buone Feste

lunedì 15 dicembre 2014

L' Artigiano in Fiera, il mondo si è messo in mostra a Rho



Non basta, ve lo dico subito.
Non basta un giorno per vivere apppieno quello che è L'Artigiano in Fiera, non basta per respirare tutti gli odori, i sapori, per immergersi nelle atmosfere degli otto padiglioni che lo compongono.



venerdì 12 dicembre 2014

Nonna Bruna a Cucina Borghese

Lo vedete il menù qui sopra? Bene, è quello che potrete degustare (insieme a me) martedì 16 Dicembre presso Cucina Borghese, un luogo che è mix tra scuola di cucina e organizzazione di eventi, dove sarà ospitato lo staff di "da Nonna Bruna", Osteria di Pesce in pieno centro a Pescara, raccomandato dall'Accademia Italiana della Cucina e da Slow Food (mica cotica!) che proporrà i suoi piatti in una serata che promette belle scoperte. 

mercoledì 10 dicembre 2014

Non si può soffocare un'emozione


Io c'ho provato. Giuro che c'ho provato. 
A non scrivere di te, in nome della nostra non amicizia, in nome del fatto che non mi sono mai completamente fidata di te, in nome del rispetto che porto alla morte.
Ma ecco, non ci sono riuscita.
Sei morta improvvisamente, sei andata via prima da noi e poi da questo mondo.
Quando lui ha scandito le parole "è-m-o-r-t-a", durante quella telefonata assurda, il primo pensiero che ho avuto era che forse, stavolta, forse avevi esagerato, comprendo andar via, comprendo scegliere strade differenti ma fingersi morta per non farsi trovare mai più...
E il fatto che non  sia stata l'unica a pensarla così la dice lunga su cosa ci hai lasciato, sull'immagine che avevamo di te.
Tu eri la donna forte, con le palle, testarda e...forte, ancora forte, sempre forte. La donna che avrebbe sconfitto tutto, sempre, anche la morte, perché dovevi vivere, per quel tuo figlio di 19 anni già orfano di padre. 
E poi da te ci si poteva aspettare di tutto, quindi perchè no, perchè non simulare la morte. Ho impiegato minuti interi a comprender che tutto era vero, che - come te n'eri andata via dall'ufficio e dalle nostre vite - eri andata via dalle vite di tutti, di chi ti amava, di chi ti voleva bene, di chi ti era affezionato. 

Ho scoperto che erano in tanti, a volerti bene, e che comunque in tutti hai lasciato un segno, molto profondo, più di quanto avremmo potuto immaginare noi stessi.

A 48 anni, senza nessun preavviso, sei scomparsa. Associare la morte a te è un'idiosincrasia. Tu eri la vita, l'amavi e sapevi goderne, nonostante i compromessi che accettavi e l'assurdità del tuo passato, pieno di segreti e buchi neri e misteri.

Io non credo in un Dio ma credo nel destino, nelle Parche che tessono via via la nostra vita e nella forbice che ad un certo punto taglia quel filo, senza una ragione che sia comprensibile all'umano pensiero. 
Credo nel fatto che dentro di noi si percepisca l'arrivo della fine, credo nella liberazione dai dubbi e dai segreti di una vita in nome della verità dell'inimmaginabile. Ho aperto questo post con l'immagine di una donna che si allontana su dei tacchi a spillo, una donna come potevi essere tu, caviglia sottile, scarpa alla moda, il nero che amavi, questa, la tua ultima foto nel profilo su Facebook. Te lo sentivi? lo sapevi? l'aspettavi? comunque sia per noi, Lulù, resterai sempre un mistero, ed io - che ancora ti vedo in ogni Smart grigia e ti penso, ogni volta che pronuncio il nome della collega che ti ha sostituito, che è il tuo stesso - ancora non riesco a credere che tu sia morta improvvisamente e non smetto di immaginarti viva, su una spiaggia bianca, a passeggiare di fianco al mare che tanto amavi, con al polso quella catenina da cui non ti separavi mai, che brilla al sole del tramonto in una giornata come tante della tua nuova "vita".

martedì 9 dicembre 2014

Felice a Testaccio




"Quando una foodie (o presunta tale) vuol festeggiare una ricorrenza importante, sceglie un ristorante di un certo spessore. Molti miei “colleghi” amano approfittare di queste occasioni per sperimentare lo stellato di turno, il locale dove altrimenti non andresti, perché solo a sederti già ti sfilano 100 euro. E poi c'è il resto...
Io, che mi son sempre considerata una foodie atipica, con le mie cocenti passioni per Nutella e fast food, anche in questo caso faccio una scelta alternativa e prenoto, il giovedì mattina, per il pranzo del sabato, un tavolo per due da Felice a Testaccio..."
Come avrete capito ho recensito Felice a Testacico, noto ristorante romano, e il resto dell'articolo, beh, lo potete trovare su Cavolo Verde...



venerdì 5 dicembre 2014

Vellutata di zucca porri e gamberi

leggi questo post se...
ami zuppe, zuppette e vellutate



Avere un compagno che ogni tanto si sbizzarrisce un cucina è una gran fortuna, soprattutto perchè gli viene voglia di sbizzarsi nel week end, quando solitamente non lavora e quando io posso quindi decidarmi al "dolce far niente in cucina".
Ultimamente gli è preso il pallino delle vellutate, zucca, porri, patate, ridurrebbe in crema anche i mobili di casa se fosse per lui.
La cosa strana è che io ho sempre amato le vellutate ma non le avevo mai fatte.
Precisiamo.
Tanto strano non è, se consideriamo che a me piace praticamente ogni cosa sia commestibile, tranne gli insetti e alcuni esempi di quinto quarto, quindi ovvio che nella mia vita non posso aver cucinato tutto il cucinabile ma sicuramente mi fa gioco che lui si sia appassionato proprio a una delle tante ricette che da tanto mi andava di provare.
Ho sempre pensato che per fare una buona vellutata servisse una base grassa, la panna, e mi faceva così tanto anno '80 che mi son sempre detta "ma anche no" (io non son una che non segue le mode in cucina, è che proprio la panna ovunque no...)
Invece lui che mi fa? mi prepara una vellutata light, senza panna, ma buona da non crederci, con questi gamberi che smorzano il morbido e creano un equilibrio di sapori.
E come non passarvi la ricetta!?

martedì 2 dicembre 2014

Sono colei che vorrei essere...


È Domenica mattina, sono in viaggio verso Milano, sarò ospite di Artigiano in Fiera, la mostra mercato dell'artigianato che premia e promuove il genio italico, sotto ogni sua forma e manifestazione. 
Stamattina mi sono alzata con il buio, non posso dire che mi abbia svegliato la sveglia delle 5:50 perchè ero giá sveglia da un pezzo, troppo nella testa per poter dormire, mi conosco, avrei bisogno di due menti, una potrebbe riposare e godersi un sonno ristoratore, con tanto di sacrosantissima fase REM e l'altra potrebbe continuare indisturbata a pensare, ideare, rilfettere, creare, immaginare e canticchiare (!!!). 
Purtroppo, come tutti del resto, ho una sola mente, e mi è capitata la seconda (quando ti dice sfiga...) così il mio sonno è intervallato da risvegli, che non si dica che è questione di etá, ero così anche a vent'anni,  sempre con la mente a lavoro.
Non è la prima volta che viaggio per lavoro, e non è strano che lo faccia, come tanti d'altronde, anche ora, mentre scrivo, il treno è pieno di persone che si dirigono a Milano, chissá quanti ci andranno per il mio stesso motivo. 
Lo strano è che io un lavoro ce l'avrei, uno di quelli che ti permette di dormire fino a tardi nel week end, di programmarti le ferie ad Agosto e magari anche quelle a Natale. 
Solo che non mi basta, non mi è mai bastato, o forse no, la veritá è che mi stava stretto. 
Io sento il bisogno di fare altro, di fare quello che mi piace, cosa ci sarà mai di strano, la vita par'esser una, perchè sprecarla.
E così, dopo tre anni e più di blogging, sono qui che viaggio in direzione Milano, per un lavoro interessante e che sento mio perchè tutto quello che ho costruito fino ad oggi non mi è stato regalato ma me lo sono creato mattoncino dopo mattoncino, lavorando a pc sul letto nelle serate infrasettimanali, correndo a casa in pausa pranzo per quel post da completare e mettere on line, girando la cittá in cerca di storie da raccontare, di personaggi da intervistare, di locali da scoprire, perchè questo è quello che mi piace fare, mi piace parlare e essere ascoltata, mi piace comunicare e raccontare quel che mi circonda per come lo vedo io e con il filtro del "ma si, famosela 'na risata" che rende tutto più leggero e la vita piú saporita.
Oggi credo di essere la donna che volevo essere, oggi le scelte sono solo le mie, i fallimenti, i successi, sono solo colpa o merito mio, l'autonomia mi pervade e scandisce ogni momento, con l'impossibilitá di scaricare le colpe sugli altri, con la certezza di sapere dove sono arrivata e la meravigliosa incertezza nel capire dove potrò arrivare.

venerdì 28 novembre 2014

Briciole...



Era Domenica mattina, ero li che "raspavo" come un pollo nella confezione plasticosa di un dolce, dove, a terra, si raccolgono le palline di zucchero colorato, le schegge di glassa croccante miste a molliche di pan di spagna: le briciole, per intendersi.
Le briciole sono la parte migliore dei dolci, sono dei finger food primitivi, racchiudono tutto il sapore in un pizzico, le briciole sono la sintesi del tutto, un assaggio che da solo già vale per l'intero.
E da brava donnina  quale sono ho iniziato a pensare, a farmi delle menate assurde tra un boccone di briciole e l'altro, ho pensato alle briciole di vita, a quelle frasi scritte nei bagni della palestra del mio liceo, dove si esprimevano gli animi romantici della scuola, dove leggevi che nella vita pochi minuti sono quelli che contano, rispetto agli anni interi che trascorrerai aspettandoli.
Eccole, le briciole, quei pochi istanti che cambiano le esistenze, quei momenti che si può scegliere se raccogliere in punta di dita o se gettar via;
Eccolo, il libero arbitrio, di cui dimenticarsi quando ci si accorge di aver raccolto le briciole sbagliate, le briciole che oramai non si può più rigettare alla vita.
E pensando a queste briciole sbagliate si ingoia ogni giorno il boccone amaro dell'insoddisfazione, quando invece si vorrebbero solo un poco di palline di zucchero colorato, di schegge di glassa croccante miste a molliche di pan di spagna.
Per anni ho creduto di ingoiare il boccone amaro. Poi un giorno ho capito. Ero io a renderlo amaro. E ho scoperto e ho provato che se infili la mano nella confezione plasticosa della vita quel che ne riemerge dipende in gran parte da te.
Sei tu che puoi decidere gli ingredienti delle tue briciole, perchè sei tu che decidi come viverle e se provi piacere nelle piccole cose, ma davvero nelle piccole cose, così tanto piccole che all'occhio possono anche parere insignificanti, ti accorgerai di quante briciole sono già sparse davanti a te e tu, Pollicina,  dovrai solo guardare, vederle e raccoglierle e allora vedrai che la tua vita sarà sempre più piena di palline di zucchero colorato.

mercoledì 19 novembre 2014

Del T'A Milano e di altre divagazioni






Qualche tempo fa son stata invitata a Milano per un evento che si teneva presso il T'A Milano Store & Bistrot, il locale dei fratelli Alemagna, per degustare cioccolato, cioccolatini e quant'altro.
Considerando che ho un paio di amicizie in quel di Milano e che non l'avevo ancora mai visitata ne ho approfittato per arrivare qualche ora prima e godermi la città.
Come prima tappa, uno shopping frugale (lo so, dire shopping frugale durante una visita a Milano è come dire prima notte di nozze senza consumare) poi pausa pranzo in un ristorante giapponese e giro per la città, per ammirare soprattutto lui, il Duomo, in una piazza che - anche se affollata - a me è parsa vuota. C'era solo la cattedrale, maestosa e bianca, vestita del suo luminoso marmo di Candoglia, con le impalcature che ne nascondevano una parte, quasi si coprisse per pudicizia, per non mostrare al mondo quanto è magnifica, con una Madonnina lucente e piccolissima ai nostri occhi e noi, piccole formichine indaffarate, a fargli da humus.

Milano mi è piaciuta, tanto, e proprio non me l'aspettavo.
Da romana, una punta di superbia ce l'ho dentro anch'io, vivo nella città più bella del mondo, de che stamo a parlà.
Ma puoi anche avere mille bellezze sempre sotto gli occhi, questo non ti impedisce di apprezzare il bello, il diverso, il nuovo che c'è in ogni città che visiti ma se c'è una cosa che ho ammirato e - non mi vergogno di dirlo - invidiato a Milano non sono i monumenti, le chiese, le piazze ma è il silenzio.
Un silenzio fatto di persone che camminano composte per i fatti loro, senza un ciarlare che pare essere tipico romano. Vie affollate, piazze idem, ma una quiete o quantomeno un sommesso chiacciericcio che manca alla mia città, pregna ogni giorno che Dio manda in Terra di turisti, cittadini e semplici ospiti che paiono far a gara per lasciare un segno concreto del loro passaggio nelle orecchie altrui.
Dopo una scorsa veloce alla città l'evento.



lunedì 17 novembre 2014

Food e motori, gioie e tanto di più





Ma io l'ho cercata, giuro che l'ho cercata, una parola che facesse rima con food e motori, per catturare la vostra attenzione e parafrasare un vecchio detto.
Solo che non l'ho trovata, e così il titolo si chiude con quel "tanto di più" e apre a questo post, dove vi racconterò un po' di cibo, un po' di vita e un po' di motori.




Tutto ha avuto inizio una mattina quando, chiacchierando con una giornalista, è uscito il discorso del chiudersi attorno al mondo dell'enogastronomia, dello specializzarsi ma anche no, dello scrivere per il proprio piacere, come prima motivazione, oltre che dello scrivere di food.
Poi arriva lui, Paolo, e mi chiede di partecipare a una giornata di prove su strada delle nuove Smart (Fortwo e Forfour) con pausa pranzo all'Osteria delle Coppelle e conferenza stampa all'Ex Dogana di San Lorenzo (siamo a Roma, per chi se lo chiedesse).
E io penso: "Paolo ma chi te c'ha mandato!" modo di dire romano che sta per: "Paolo, giustappunto ieri si parlava di scrivere e spaziare".

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