mercoledì 19 novembre 2014

Del T'A Milano e di altre divagazioni




Qualche tempo fa son stata invitata a Milano per un evento che si teneva presso il T'A Milano Store & Bistrot, il locale dei fratelli Alemagna, per degustare cioccolato, cioccolatini e quant'altro.
Considerando che ho un paio di amicizie in quel di Milano e che non l'avevo ancora mai visitata ne ho approfittato per arrivare qualche ora prima e godermi la città.
Come prima tappa, uno shopping frugale (lo so, dire shopping frugale durante una visita a Milano è come dire prima notte di nozze senza consumare) poi pausa pranzo in un ristorante giapponese e giro per la città, per ammirare soprattutto lui, il Duomo, in una piazza che - anche se affollata - a me è parsa vuota. C'era solo la cattedrale, maestosa e bianca, vestita del suo luminoso marmo di Candoglia, con le impalcature che ne nascondevano una parte, quasi si coprisse per pudicizia, per non mostrare al mondo quanto è magnifica, con una Madonnina lucente e piccolissima ai nostri occhi e noi, piccole formichine indaffarate, a fargli da humus.

Milano mi è piaciuta, tanto, e proprio non me l'aspettavo.
Da romana, una punta di superbia ce l'ho dentro anch'io, vivo nella città più bella del mondo, de che stamo a parlà.
Ma puoi anche avere mille bellezze sempre sotto gli occhi, questo non ti impedisce di apprezzare il bello, il diverso, il nuovo che c'è in ogni città che visiti ma se c'è una cosa che ho ammirato e - non mi vergogno di dirlo - invidiato a Milano non sono i monumenti, le chiese, le piazze ma è il silenzio.
Un silenzio fatto di persone che camminano composte per i fatti loro, senza un ciarlare che pare essere tipico romano. Vie affollate, piazze idem, ma una quiete o quantomeno un sommesso chiacciericcio che manca alla mia città, pregna ogni giorno che Dio manda in Terra di turisti, cittadini e semplici ospiti che paiono far a gara per lasciare un segno concreto del loro passaggio nelle orecchie altrui.
Dopo una scorsa veloce alla città l'evento.


Tutto ben congegnato, in fatto di organizzazione e di scelta dei tempi, dove noi blogger abbiamo avuto modo di studiare il locale, osservare, fotografare, degustare e poi imparare, fotografare ancora, e degustare (d'altronde non eravamo mica lì per pettinare bambole!) godere del pomeriggio e cogliere i lati d'interesse del T'A.


tutto è iniziato assaggiando praline, torte pasticce fatte di morbido gianduia con dentro frutta secca (da svenimento ragazzi), frollini e bon bon di frutta ricoperti di cioccolato


...ammirando piccole deliziose opere di pasticceria che erano i cioccolatini...


...nelle loro forme di sfera, cubo, quadrotto farcito di frutta secca e candita...


Dopo aver fatto la conoscenza con il cuore del T'A e quindi con le sue cioccolate siam passati a studiare le mosse del barman, che ci ha mostrato come creare dei cocktail e come abbinarli a degli appetizer. Nel caso foste di Milano o capitaste in città , il consiglio è proprio quello di recarvi mezz'ora prima dell'orario di prenotazione al T'A, per accomodarvi al bancone e gustare un cocktail osservando i barman all'opera.  


Il primo cocktail, Spirit & Soul è una rivisitazione di un cocktail classico della tradizione cubana, il Papa Doble (dedicato a Hemingway che, pare, lo amasse tanto) qui abbiamo del lime, un cicinin di soda, dello zucchero, e uno sciroppo a base di zafferano (non dimentichiamoci che siamo a Milano...) creato con due parti di sciroppo di canna chiarificato e uno di acqua, con l'aggiunta di pistilli di zafferano leggermente sminuzzati (che lascia un retrogusto amarognolo), il tutto su una base di rum cubano. A decoro, dato che il tutto si basa su una rivisitazione in chiave italica, ecco spuntare un rametto di rosmarino...



E' parlando con il barman che scopro che i cocktail van bevuti, dove possibile, senza cannuccia, perché - come quando gustiamo un bicchiere di vino - dobbiamo prima sentirne gli aromi e i profumi e, così come nel vino, anche nel caso dei cocktail dobbiamo arrivare solo successivamente a bere,  completando quella che è l'esperienza del gusto.

Nello spirito della giornata, con il desiderio di accostare un cocktail a un piatto e con la mente oltreoceano, dove è normale bere cocktail e portarseli fino al tavolo per continuare a sorseggiarli accostandoli alle pietanze che si ordinano per la cena, ecco spuntare un carpaccio di manzo marinato con insalatina, salsa di vitello tonnato e un piccolo pesto leggero, l'assaggio - delizioso - di un piatto più completo, che è poi nel menù del locale. 



Subito a seguire la dimostrazione della preparazione di un altro drink, il Big Momo, molto particolare, con succo di lime, base di gin e liquore alla violetta e uno sciroppo fatto al T'A a base di fiori di arancio essiccati, cardamomo e cannella. Il profumo è forte e aromatico ma il cocktail resta delicato con - alla fine - la persistenza del cardamomo. E come in cucina si selezionano le erbe, le carni e via dicendo, anche qui, nei drink, si punta alla ricercatezza nelle materie prime, come può essere la scelta di un gin di scuola londinese.




Ma è a questo punto, che approfondiamo la conoscenza con lo chef  del locale, il bresciano e pluripremiato Umberto Vezzoli, uomo simpatico e alla mano, che delizia i clienti del T'A con i suoi manicaretti, perché non si dica che questo locale è votato solo al cioccolato e che faccia rima solamente con Alemagna, T'A è molto di più.
Infine, immancabile, una breve puntatina nelle cucine del locale, a scoprire Umberto mentre spadella e impiatta i suoi ravioli al cacao con ripieno di ricotta e arancia (segue foto esplicativa)



E dopo tutto questo il ritorno a casa, scortata dall'amica senza la quale non so in che metropolitana mi sarei infilate e in quale stazione ferroviaria sarei approdata (mi perdo, non mi oriento, insomma, attenti a farmi girare sola a più di 20 km da Roma, capace non vi torno più a casa).
E infine il Frecciarossa, con un pessimo tramezzino ripieno di una salsa che se ci penso ancora mi chiedo "ma perchè..." sgranocchiando praline di zenzero candito ricoperte di cioccolato del T'A, pensando che lo zenzero candito a me non piaceva. Fino a quel momento...

lunedì 17 novembre 2014

Food e motori, gioie e tanto di più



Ma io l'ho cercata, giuro che l'ho cercata, una parola che facesse rima con food e motori, per catturare la vostra attenzione e parafrasare un vecchio detto.
Solo che non l'ho trovata, e così il titolo si chiude con quel "tanto di più" e apre a questo post, dove vi racconterò un po' di cibo, un po' di vita e un po' di motori.


Tutto ha avuto inizio una mattina quando, chiacchierando con una giornalista, è uscito il discorso del chiudersi attorno al mondo dell'enogastronomia, dello specializzarsi ma anche no, dello scrivere per il proprio piacere, come prima motivazione, oltre che dello scrivere di food.
Poi arriva lui, Paolo, e mi chiede di partecipare a una giornata di prove su strada delle nuove Smart (Fortwo e Forfour) con pausa pranzo all'Osteria delle Coppelle e conferenza stampa all'Ex Dogana di San Lorenzo (siamo a Roma, per chi se lo chiedesse).
E io penso: "Paolo ma chi te c'ha mandato!" modo di dire romano che sta per: "Paolo, giustappunto ieri si parlava di scrivere e spaziare".
E così eccomi, una mattina tiepida di Novembre, in coppia con Antonio di Autoprove.it, giovanissimo pubblicista appassionato di motori, a provare su strada una Smart Fortwo, la due posti di casa Mercedes, in giro per il centro di Roma al grido di "Ztl nun te temo" (ma solo perchè avevamo i permessi per questo evento, spensierati sì, sconsiderati no!).
La mia iniziale idea del "fotografiamola davanti ai principali monumenti romani" si è trasformata ben presto in un tentativo di dribblare i divieti e uscirne vincitori, con la paura che - invadendo per qualche minuto lo spazio riservato alla sosta dei tassisti - questi potessero leggermente infastidirsi ma con la convinzione del "ci penso io Antonio, ti pare che picchiano una donna?" convinzione che, non so come mai, non riusciva a tranquillizzare il mio giovane collega. 
Ecco quindi come, tra gente curiosa che l'ammirava e persone che si avvicinavano chiedendocene il prezzo (quasi fossimo degli Smart Angels), sono nate le foto davanti S. Pietro e in Piazza Navona: ce le siamo conquistate a suon di manovre e con tanta, ma tanta, nonchalance.


Conclusa la mattinata è la volta del primo step, con incontro alle 13 in Piazza S. Agostino per il lunch. 
Arrivati in anticipo abbiamo avuto la bella idea di farci un altro giro, tanto la Smart si guida che è un piacere, poi questa versione ha un cambio manuale e io adoooro il cambio manuale, che mi permette di fare la staffetta frizione - cambio - frizione che tanto piace a quelle tre/quattro donne al mondo che - come me - amano guidare.
Però i social mi reclamavano, così decidiamo che Antonio riprenderà la postazione di guida e io mi dedicherò a Instagram, postando e selfandomi (esiste questo verbo, non lo so, speriamo...)


Ma qualcosa nel nostro piano del "facciamoci un altro giretto" non deve aver funzionato, perchè ricordo solo che eravamo in piazza Venezia, ho abbassato lo sguardo su Twitter, e quando l'ho rialzato eravamo a San Giovanni. Con quei 20' di ritardo (che fan tanto signori)  siamo quindi giunti al ristorante. 
Il locale era l'Osteria delle Coppelle, che ha riaperto i battenti il 25 Settembre,  nella piccola quanto caratteristica Piazza delle Coppelle, con il suo tipico e folcloristico mercato. 
Locale a mio parere bellissimo, con il suo stile retrò anni'50, di moda oggi come domani, perchè è un vero retrò, con oggetti provenienti dalle varie cantine (anche quelle del proprietario, Francesco, che ho avuto piacere di intervistare, e dei suoi soci) tavole, sedie e le maioliche che abbelliscono il pavimento (come notate dalla foto qui sotto)

ma anche servizi scompagnati di tazze e bicchieri. 
Girando per il locale, si finisce davanti a un armadio, che era la credenza della nonna di Francesco e viene direttamente dalle Marche, e che oggi funge da ingresso per un Club Derrier, uno Speakeasy per intenderci, sempre in stile retrò (e stavolta si va indietro, fino a scomodare gli anni '30) con tappeti, divani, e luci soffuse, insomma uno spazio molto lounge, con tanto di ingresso dal retro e portone con spioncino (tipico degli Speakeasy appunto). Qui i clienti troveranno musica dal vivo (jazz, blues e swing) per un intrattenimento di qualità.

Dopo un giro di perlustrazione dove faccio anche la conoscenza dello chef, entro nel vivo del pranzo e mi ritrovo seduta a provare alcuni dei piatti, tipici romani ma rivisitati, che fanno parte di un menù dove appaiono coratella, trippa, cacio e pepe e la carne che viene direttamente da una storica macelleria del centro, di proprietà della famiglia Feroci.
Lo chef, nemmeno trentenne, è Valerio De Pasquale, giovane ispirato che ci ha deliziati con alcune chicche.
L'insalatina di polpo, uvetta, noci e aceto balsamico, tanto per dirne una, un assaggino che avrei voluto riempisse invece un'insalatiera, dove croccantezza, dolcezza e acidità sono ben bilanciati e si fondono a ogni boccone.


Ottima anche la ricottina al miele, quando si dice che il piatto lo fanno anche solo due materie prime di qualità.


 
La polpettina poi, tipico secondo romanesco, con sugo e formaggio grattugiato, morbida e saporita...


e l'appetizer che ho amato più di tutti, il carpaccio di manzo scottato e marinato con julienne di verdure e quel tocco di menta che cambia il tutto e lo fa restare nei tuoi pensieri al suono di "però...quel carpaccio eh!"


Infine l'immancabile barattolino di parmigiana, non solo buona ma deliziosamente presentata, perchè anche l'occhio - quasi sempre - vuole la sua parte.
 

Come primo piatto vi segnalo la cacio e pepe, una delle regine dei primi romani, cremosa e ricca, con un tonnarello cotto alla perfezione.
 

Infine il dolce, un tiramisù fatto così come prevede la tradizione, ché io sono una talebana in fatto di tiramisù e non avrei tollerato scaglie di cioccolato, pavesini e corbellerie del genere...


Dopo il pranzo e i saluti di rito è la volta del cambio di vetture, dalla Fortwo si passa alla guida della Forfour. Ci assegnano la Prime, super accessoriata, comoda e confortevole nonché divertente da guidare. 
Il duo intanto si è trasformato in un trio, si aggiunge Elena, blogger anche lei evidentemente appassionata di guida visto con che scioltezza ha fatto subito sua la macchina; 
Le cose sono due, o ci siamo accoppiati bene o davvero queste Smart ("Smartine" per gli amici, termine vezzeggiativo usato da molti romani per definire le cucciolette di casa Mercedes) si guidano che è un piacere.
Antonio, passeggero di due donne guidatrici, si avventa sulla presa usb per ricaricare il suo cellulare. Io resto basita, la mia macchina (altra marca ma stessa fascia di prezzo della Prime), ne è priva, cavolo se mi farebbe comodo...


Ma siamo ormai arrivati alla fine della prova su strada, ci dirigiamo così verso l'ultimo step, all'ex Dogana, tra i graffiti del Festival dello Street Art dove, dopo un giro per visitare la mostra, ci attende la conferenza stampa.
Ed ecco, nelle mie orecchie e davanti ai miei occhi una conferenza stampa easy e davvero smart, farcita di video che intervallano le parole dei responsabili di Comunicazione e Marketing intervenuti per raccontarci di Smart, ecologia, Car2go e futuro.




Io, che vengo da anni e anni di comunicazione fatta di video e immagini sono in brodo di giuggiole (il paragone culinario è d'obbligo, trattandosi di food-blogger) quanto arrivano prima i messaggi, se veicolati dalle immagini e dalla musica, lo so bene. 


 
 

E così si conclude la giornata, con la nascente idea che di qualsiasi cosa io scriva, sarà la passione, mista a curiosità e a tanto divertimento, quello che guiderà la mia mano. Sempre.

giovedì 6 novembre 2014

Trippa e cozze

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credi che tutto abbia un perchè



Vi è mai capitato che qualcuno sia messo sulla vostra strada in un particolare momento della vostra vita e che segni quel momento? Anche con poco, anche con un niente, anche solo insegnandovi come si fa uno chignon e quanto sia buona la trippa con le cozze al sugo?
Ecco.
A me è capitato.
E' capitato con una collega che più che una collega è stato un fulmine, arrivata - affiancamento full time - mi son sgolata per giorni a insegnarle tutto quello che doveva sapere e poi, ancor prima che io stessa potessi abituarmi a una nuova persona in ufficio...mandata a casa.
Cazzo se scorre rapida a volte la vita.
Ma in quella manciata di giorni ha avuto modo di insegnarmi come cucinare la trippa con le cozze, spiegandomi che si sposano benissimo tra loro per via della consistenza identica (provate e vedrete, in bocca non riconoscerete - al primo morso - qual è la trippa e quale il mollusco).
E dopo avervi fatto impazzire sulla pagina Facebook del blog  con l'indovinello per capire che pietanza fosse, ecco la ricetta di trippa e cozze.
Da Roma, con tanto amore.

martedì 21 ottobre 2014

Spiedini provola e speck

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per te lo spiedino è il vero antenato del finger food


Ma de che stamo a parlà, direbbero a Roma (e difatti io sono a Roma).
Quanto possa esser buono questo spiedino provola e speck, e quanto possa essere facile da preparare credo sia intuible. Magari però è un'idea che non tutti hanno avuto, per cui ve la posto convinta di farvi un piacere (prego!).
Ideali come antipasto o appetizer per l'aperitivo (se si usa una sola scamorzina e uno stuzzicadenti di quelli piccoli) ottimo secondo se ne usate quattro e gli stecchini lughi (da spiedini, appunto) e l'accompagnate vepregomioDioveprego con una semplice insalatina con tanto aceto o limone (per sgrassare...sai com'è).

venerdì 17 ottobre 2014

Ospite di Biscotti e Caffè

Oggi un post brevissimo ad uso e consumo esclusivo del mio ego.
Tempo fa le ragazze di Biscotti e Caffè mi hanno contattato per un'intervista. Ho accettato perché "un'intervista nun se rifiuta mai, de che stamo a parlà?" (i romani mi comprenderanno...)
Se volete potete leggerla sul loro sito. Si parla di rane e di biscotti, di sughi di lepre e di conigli.



giovedì 16 ottobre 2014

Biscotti al cocco, nocciole e latte condensato

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credi nello scambio di idee (e di ricette)



Tempo fa ho acquistato la prima confezione di latte condensato della mia vita (so' soddisfazioni). 
Dopo averci fatto quello che ci dovevo fare (leggi: una prova per la Nutella fatta in casa per la mia rubrica "Ricette" su Donna Fanpage) mi sono ritrovata con questo dispenser di latte denso, cremoso e zuccherino. Una goduria.
Dopo l'esperimento però, ecco nascere l'annosa questione del "che ce faccio co' tutto sto latte condensato?" Preferendo evitare il consumo compulsivo davanti la tv (crea dipendenza, sappiatelo) ho chiesto ai miei sempre-presenti amici di Faccialibro se avessere delle idee in merito. Le risposte sono state molte, tutte interessanti, alcune più fattibili, altre più complesse. Alla fine ne ho scelte due, semplicissime da realizzare, e ve le passo.
Per la prima ringrazio Donatella, mia collega di redazione a Cavolo Verde, che mi ha spiegato come realizzare dei velocissimi biscotti al cocco, che io ho poi modificato aggiungendo delle nocciole tritate. Per la seconda ringrazio Roberto, dei biscotti al cocco che non hanno bisogna nemmeno di cottura, bon bon che potrei definire "i Raffaello dei poveri" perchè nell'idea iniziale ricordano i Raffaello della Ferrero ma poi, al primo assaggio, ci si accorge che non c'azzeccano proprio nulla. Ma va beh, viva l'originalità!

Biscotti cocco nocciole e latte condensato (per una teglia di biscotti):
  • 150 gr di farina di cocco
  • 200 ml di latte condensato
  • 50 gr di nocciole tostate
Tritate grossolanamente le nocciole tostate e aggiungetele alla farina di cocco e al latte. Mischiate tutto con le mani fino ad ottenere un impasto vagamente asciutto. Realizzate delle piccole palline che sciaccerete delicatamente tra i palmi. Foderate una teglia da forno con della carta oleata e cuocete a 160° fino a quando non saranno dorati (come in foto). Potrebbero volerci circa 8/10 minuti ma controllate bene il forno, per non rischiare di bruciarli.




Biscotti cocco nocciole e latte condensati "crudi":
  • 160 gr di farina di cocco
  • 160 ml di latte condensato
  • nocciole intere tostate
Amalgamante con santa pazienza il latte condensato con la farina di cocco. Create dei mini bon bon e mettete dentro ad ognuno (sempre muniti di santa pazienza) una nocciola intera. Ponete ogni bon bon in un pirottino e conservate in frigorifero.



martedì 30 settembre 2014

Ricetta crocchette di patate

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quando prendi la pizza a portar via "e che du supplì e du croccette nun ce li mettemo signò?"



Per molti di voi sono il "giusto" accompagnamento a una bella pizza. #elachiamanodietamediterranea.
Ciononostante, non è l'unico modo di mangiare crocchette: nel caso voleste farvele in casa e mangiarle calde-calde, magari accompagnandole a una semplicissima insalata mista (è il fegato che ve lo chiede) eccovi la ricetta delle crocchette di patate, per come le vedo io.

lunedì 29 settembre 2014

Pasta fredda con pesto, tonno e pomodorini

Leggi questo post se...
ti piacciono le ricette double face


Avete presente la mia ricetta della pasta al pesto, tonno e pomodorini? Quella che è finita nel libro edito Cinquesensi "ExtraPasta"?
Bene.
La ricetta era tipicamente primaverile, con tonno e pomodorini cotti in padella e un'ultima aggiunta di pesto, poi tutto a condire della pasta appena cotta.
Beh, qualche tempo fa ho scoperto che la ricetta è double face, ottima anche in estate come fresco piatto estivo oppure nelle calde giornate di questo Settembre.
Partite dagli ingredienti della ricetta del post che vi ho linkato qui sopra e seguitemi un attimo:
- prima di tutto cuocete la pasta al dente, scolatela, aggiungete un goccio di olio evo e fatela freddare
- passate poi al condimento: tagliate dei pomodorini a pezzi, aggiungete un paio di scatolette di tonno, qualche oliva nera e del basilico fresco
- infine aggiungete il pesto, girate velocemente il tutto e servite. 
E Buon appetito!

Non si butta via niente

venerdì 26 settembre 2014

Vai in vacanza in Alto Adige (se non sei un orso, s'intende)


Trentino e Alto Adige.
Amo questi luoghi, i loro paesaggi, la loro aria, l'acqua fresca delle sorgenti. Dopo quattro ore di camminata in salita, tra rocce e valli, per mulattiere e sentieri un panino allo speck ha il sapore della vittoria, l'acqua di sorgente ha il sapore della rivincita.
Riesco ad appassionarmi a tutto quel che è vero e sincero. Gli sconosciuti che ti salutano solo perchè per un attimo condividete lo stesso tragitto, gli anziani che dai loro cinquant'anni di distanza ti esortano bruscamente a prendere il numeretto davanti al banco dei salumi, come se non li avessimo inventati noi delle nuove generazioni, i famosi "numeretti salva fila".
Per tre anni sono stata in vacanza in Trentino, nella Val di Non, poi, ultimamente, mi son spostata in Alto Adige.



Molto diversi, questi luoghi, incredibile quanto lo siano, pur considerando che si tratta della stessa  regione.
La differenza si vede in tutto: nei panorami, nella gente (più scontrosi gli altoatesini), nella lingua (con calata molto più simile al tedesco quella dell'Alto Adige) ma non si discostano nella qualità del cibo.
Fantastico. Sempre. Ovunque.
La mia ultima vacanza ha visto come meta la Val Pusteria e per la precisione Anterselva (di cui vedete una foto all'inizio del post).
Il bello di questi luoghi, per chi esce stressato al limite del sostenibile da un anno di lavoro, è la poca gente che gira.


Come vedete nelle immagini a corredo del post (rigorosamente scatti da iPad, per cui chiedo scusa per la qualità) l'unica cosa che abbonda è il verde. 

Anche se andate in Agosto non troverete che un turismo di spicciolata, escludendo magari i posti più trendy come San Candido o Brunico, negli altri paesini si soggiorna serenamente all'insegna del "nun vojo vedè nessuno". 
L'unica pecca di questi luoghi è che - obbiettiamente - gli altoatesini ci odiano.
Ma non odiano (solo) noi romani, notoriamente caciaroni, spesso cafoni e purtroppo troppe volte maleducati.
No.
Loro odiano proprio tutto il resto dell'Italia. E come dargli torto?

Dopo dieci giorni in simbiosi con loro anch'io ho iniziato a pensarla così.
Il fatto è che in questa regione funziona tutto. E funziona bene. Il denaro viene conservato, amministrato e ridistribuito.
Non rubato. Ecco, per dirla in breve.


I servizi offerti ai residenti fanno impallidire il cittadino di una metropoli (cioè me) e sono testimonianza che non sempre grande è sinonimo di migliore.
Con i loro stili di vita, con i loro modi bruschi alla "sei tu che vieni a casa mia, queste sono le mie regole, così si tiene un paesino. Stacce!" fanno sì che il turista non li governi ma che siano loro a governare il loro turismo.
Loro che vivono in simbiosi con la natura che li circonda (orsi a parte), loro che raccolgo tutta l'erba che  trovano, che si fa  preziosa perchè sfama le bestie nei nevosi mesi invernali, loro che coltivano degli orti che paiono opere d'arte, loro ci aggolgono e si aspettano da noi turisti rigore ed educazione.


E non sempre li ottengono. Potrei raccontarvi storie che lèvate, da far impallidire; la maleducazione di certi turisti a volte non ha regole, è solo parte della loro personalità, quasi uno stile di vita.
Per fortuna però, in Trentino e in Alto Adige queste sono (state) solo eccezioni, per il resto le emozioni che mi legano a questi posti sono solo pace, natura, buon cibo e tempo clemente.
Oggi volevo presentarvi quei luoghi, ma presto vi parlerò del cibo, perchè sarà bello camminare tra ruscelli e cascate, sarà suggestivo un lago di alta montagna, ma se una scampagnata o una giornata non finisce con le gambe sotto il tavolo e una cena di cinque portate, per me non si può parlare di vacanza :-)

lunedì 22 settembre 2014

Le cose che ho imparato dalle diete


Oramai in me è entrato il sacro fuoco del salutismo a singhiozzo, quello che mi impone una dieta sana nei giorni di non lavoro e una dieta morigeratamente da svacco nei giorni in cui lavoro nel ramo food.
Ho deciso quindi di condividere con voi cos'ho imparato da libri, amici di famiglia dietologi, centri salutistici e semplici diete e che sto cercando di mettere in pratica nel mio quotidiano.
Partiamo dalle diete: negli ultimi 4-5 anni ne ho sperimentate un po', ve le elenco, in rigoroso ordine sparso:

- la dieta rich del centro fashion di Collina Fleming
- la dieta imbrogliona del buon vecchio Sig. Dukan
- la dieta della donna sfigata che si sintetizza in un: "mangia poco, per tutta la vita che ti resta"
- la dieta santa: sei giorni di ristrettezze e uno di alimentazione libera. Il nome deriva dal fatto che anche Iddio, il settimo giorno, si è riposato.
- la dieta "vegetariana furba ah-ah": con l'assurda e limitata nel tempo teoria che se mangi solo verdure e cereali, frutta e legumi non ingrassi. Perchè i vegetariani son tutti magri. Ah - Ah 

Il risultato è uno ed uno solo, un insieme di regole mutuate da una e dall'altra, perché nessuna è il bene e (quasi) nessuna è il male assoluto, ma tutte son servite a farmi capire la strada da percorrere.

  1. Mangiare Piano. E' la regola numero 1, il trucco d'eccellenza per imbrogliare la fame e un valido aiuto alla digestione. Se mastichiamo molto iniziamo a digerire il cibo già nella bocca (alleggerendo i compiti dello stomaco) e la sensazione di sazietà arriva prima, perchè il cervello ha il tempo di accorgersi della reale quantità di cibo che abbiamo ingerito.
  2. Alzarsi da tavola sazi ma non satolli. Le abbuffate non fanno mai bene, né alla salute, né tanto meno alla linea, per non parlare di quanto sia poco "elegante" quello sguardo da triglia della fase post prandiale che ci assale dopo un pasto abbondante. 
  3. Mangiate con moderazione. Questa si lega alla regola n°2. Prima dovete imparare a mangiare poco, perché come insegnava G.P. nell'intervista che gli feci molto tempo fa, i ricchi benestanti, che vogliono vivere a lungo, nel tentativo di tenersi lontano dalle malattie mangiano poco, poco condito e sano. Ovviamente "poco" non è sinonimo di "non sufficiente". Ovvio che l'organismo va nutrito e che devono essere assicurati tutti i nutrienti necessari al benessere e alla buona salute. 
  4. Non fare mai il bis. Il bis delle pietanze (a meno che non si tratti di piatti light) rappresenta proprio la quantità di cibo in eccesso che non avreste dovuto mangiare e che per questo vi si piazzerà dritto dritto sui fianchi (per le donne) o intorno alla vita (per gli uomini). 
  5. Bere tanta acqua. Lo so che ve lo dicono tutti, la tv, i giornali, l'uccellino di Del Piero (?!?), il web ma è vero, bisogna bere molto, minimo un litro e mezzo di acqua al giorno, perché questo aiuta a sgonfiare, a drenare ed espellere tossine, migliora la  circolazione e combatte la cellulite.
  6. Bevete acqua ma prediligendo quella liscia o, quantomeno, fate attenzione alle quantità di sale e residuo fisso in essa disciolti. La mancanza del primo facilita l'effetto diuretico e drenante dell'acqua, la mancanza del secondo fa si che ingeriate acqua e non un sasso :)
  7. Lo sport è fondamentale. Sempre e comunque. Potete anche essere magroline ma se non fate attività fisica il vostro corpo potrebbe avere l'aspetto di un agglomerato di "mosciarelle" (cliccate qui per vederne un'immagine sul web) e potreste non essere immuni dall'esser definite "scope vestite". Cercate quindi ogni occasione per fare attività fisica, dalle passeggiate in bici e a piedi, al trekking, dal nuoto al mare alla camminata in acqua o in spiaggia, non limitatevi alle palestra ma cogliete ogni occasione per mettervi in movimento, in qualsiasi stagione dell'anno vi troviate.
  8. Non esagerate con lo sport (mi piace contraddirmi e spiazzarvi, si nota?) Non deve diventare una mania, un'ossessione, non sovraffaticate l'organismo perché il troppo (veramente troppo) sport a lungo andare vi invecchierà esteriormente più che tenervi in forma (basta guardare alcuni atleti olimpici come i maratoneti). Ovviamente nego ogni  correlazione tra quest'ultima regola e il fatto che io, a 38 anni, vengo scambiata per una 29enne.
  9. Mangiate un po' di tutto e siate curiosi. Sono una fervente sostenitrice del fatto che la dieta vada variata il più possibile, perchè se è vero che troppa carne fa male, che il pesce contiene il mercurio che le verdure sono piene di antiparassitari e anticrittogramici, che la frutta è lucidata a cera manco fosse la mia 500, che le farine raffinate sono il male puro, che gli affettati trasudano nitrati, è anche vero che, non potendo campare d'aria l'unica soluzione è variare la dieta, nel tentativo di non nuocere all'organismo con l'accumulazione di questa o quest'altra sostanza e nella speranza che lui stesso riesca a difendersi eliminando scorie e tossine. 
Avrei in teoria altri dieci punti da segnalarvi, frutto delle mie esperienze e conoscenze in merito. Preferisco però limitare la paternale a questi in modo che vi restino ben impressi e che magari possano ispirare un vostro cambiamento. non a caso siamo a Settembre, quale mese migliore per iniziare una nuova vita?

domenica 14 settembre 2014

Pasta fredda al salmone



Vi siete accorti che l'estate non è mai arrivata? Bene, questo Settembre però, almeno uno scampolo di sole ce lo sta facendo vedere. Ecco allora che, tra le varie ricette di cucina che potevo proporvi, questa veloce pasta fredda cade a fagiolo.
Tutti, me compresa, siamo abituati alle penne al salmone calde, magari con aggiunta di panna. Che fanno taaanto anni '80.
Buone eh!
Ma oggi vi passo una ricetta molto più easy, senza panna e con salmone affumicato aggiunto a freddo. Provatela e mi saprete dire se non è buonissimissima.

mercoledì 10 settembre 2014

Quella volta che ho preparato la Nutella fatta in casa


Il vasetto che vedete in foto altro non è che il risultato di un duro lavoro che mi ha vista prima fallire e poi risorgere dalle mie ceneri e creare una simil Nutella per la rubrica di Ricette che curo su Donna Fanpage.
Sono partita da una ricetta di famiglia, ho voluto cambiare e ho chiesto aiuto ad amici e lettori sui miei profili Facebook. E' stata una ricetta in divenire, è stata una lotta con l'olio che si separava dal resto (olio? quale olio direte voi, l'olio non c'è in questa ricetta. Si....in questa...appunto) E' stata un messaggiare all'amico mentre sei alle casse con il cioccolato di fortuna per la prova finale, insomma è mia e vostra insieme. 
La sopracitata ricetta la trovate ovviamente sul sito di Donna Fanpage (questo il link per visualizzarla). 
Il fatto curioso è che non la trovate solo qui.
Si perchè alcuni siti conosciuti come Today.it e SoloGossip.it hanno visto bene di prendere gli ingredienti, cambiare qualche parolina nella premessa e nella descrizione del procedimento e schiaffarsela sulle loro pagine.
Il caso ha voluto che io, su Facebook, segua proprio Today (anzi, Roma Today per la precisione). 
Vedere il loro post in bacheca, con la scritta "Nutella fatta in casa. Ecco come prepararla" mi ha inscuriosita, visto che giusto il giorno prima l'avevo postata per Donna Fanpage.
Aprire e trovarci i miei ingredienti, le mie dosi, le calorie e i miei tempi di preparazione (nonché molte delle frasi con cui l'ho descritta) mi ha fatto uno strano effetto. 
Da una parte mi ha infastidita, dall'altra mi ha paradossalmente gratificata. 
Essere copiata. 
Come succede alle più grandi.
Figo.
O forse no.
SoloGossip.it ha fatto di meglio, ha titolato l'articolo quasi in codice, quasi volesse ammettere "non è farina del nostro sacco ma non possiamo dirvi di più". 
Il titolo (lusinghiero?) è: Nutella fatta in casa: ecco la meravigliosa ricetta che ha conquistato il web.
E ci credo! Se continuate a passarvela sta ricetta, la mia Nutella conquisterà il mondo!
Infine il meglio del meglio: NuovaRassegna.it che dopo aver sgraffignato la ricetta su Today ha giustamente citato la fonte, senza sapere che a sua volta Today l'aveva rubata a me. Insomma tra i due litiganti il terzo cita (peccato che citi la persona sbagliata).
Considerando che io lavoro per Donna Fanpage e che quindi la ricetta in realtà non l'hanno rubata a me ma prima di tutto a quelli di Fanpage la questione riguarda loro e non serve che io dica o faccia più di quello che sto già dicendo e facendo ora, scrivendo questo post e andando (tipo tra cinqueminuticinque) a sputtanarli commentare e linkare la mia originale ricetta sulle loro pagine. 
Certo è che il copia incolla in editoria è sempre più tristemente frequente, e che ora capisco le parole della mia cara amica Laura, quando mi dice che chi è bravo - nel marasma del web - alla fine emerge. 
Emerge per forza, perché la differenza balza agli occhi, la differenza tra chi lavora e si fa il culo (al pc e ai fornelli) e chi no.  
E da domani, sicuramente, smetterò di seguire Roma Today, anche se mi dava notizie costanti sulla città in cui vivo, perché mi fa troppo schifo un sito che ruba.
Chi ruba non dev'essere seguito. In alcun caso.
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