mercoledì 4 marzo 2015

Mi son scordata...del quarto compleanno del blog.

Eppur mi son scordato di te
come ho fatto non so.
Una ragione vera non c'è lei era bella però. 

[...]
Ma che disperazione
nasce da una distrazione
[...]
lo sai che t'amo io ti amo veramente. 

Cosa si fa quando ci si sente in colpa? si cerca di rabbonire chi quella colpa te la fa percepire sulla pelle. Arrivo a far gli occhi a cuore, a volte funziona, altre no.
Il 28 Febbraio son stati 4 anni dall'apertura di questo blog.
Io l'ho dimenticato.
Io ho la testa...altrove (parafrasando un triste film) e così quel Sabato, a tutto ho pensato, tranne che a lui, al mio blog, la creatura a cui devo tanto.
Sono un'ingrata, lo sapevate? 
Cosa dire per rimediare? Che ti amo, mio piccolo blog, che dovrei rifarti il vestitino, che è vecchio, logoro, cade a pezzi e non mi appartiene più. Ma, come tante cose che non mi appartengono più, mettiti in fila...arriverà anche il tuo turno.

Ciao "cucino da vicino" buon compleanno.

giovedì 26 febbraio 2015

Fenomenologia del lievito madre e del perchè non saró mai una vera foodblogger

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non ti senti perfetto e manco ci tieni a esserlo


In principio fu un ammasso di farina, acqua e poco altro. 
Poi, pian piano, curato con amore e dedizione come fosse un primogenito, prese vita la massa voluminosa, gassosa e blobbante chiamata lievito naturale.
La capistipide di tutti gli impegni, una massa che viveva una vita propria e che chiedeva solo di essere amata e rinfrescata ogni tanto.
I giorni passavano e la massa (che chiameremo amichevolmente "Janet" ) cresceva.
All'inizio Janet non richiedeva particolari attenzioni, potremmo dire che, come un neonato, mangiava e dormiva.
Ma pian piano la sua crescita miracolosa obbligò a una separazione, che sapeva di divisione, la sua moltiplicazione portò alla spartizione.
Così i panetti divennero due e il primogenito divenne madre, la madre di tutti i pani lievitati, di tutte le pizze fatte in casa e via discorrendo.
Ma a forza di lievitare, di crescere e di moltiplicarsi, Janet divenne più di quanto la famiglia che la ospitava potesse sopportare e fu la volta dei regali.
Una madre a me, una madre a te e una madre pure a lei così fanno sei (semi cit. solo per veri amanti della musica italiana) ma non bastava mai, lei cresceva, e più cresceva più aveva bisogno di attenzioni, di spartizioni, perchè che fai " 'a butti, enno eh..."
E poi arrivò il tempo delle vacanze, la settimana biancamacheseipazza 'ndo vai e Janet chi la rinfrescacazzo!
Conosco persone che per il cane non festeggiano il Capodanno, "perchè sai...i botti gli fanno paura e allora, stiamo tutti qui a casa vicinivicini".
Ecco. In confronto all'impegno con Janet il loro è come i primi tre mesi insieme di due novelli sposini: 'na passeggiata de salute.
E così, alla fin fine, anche considerando che Janet santapace non è un essere davvero vivente, la decisione è presa, anzi, la decisione viene presa senza accorgersene.
Iniziano le dimenticanze...il suo posto nel frigo diventa invisibile, dimenticato, si confonde con il frigo stesso.
Alla domanda: "A Janet c'hai pensato tu?" si risponde
La prima volta:  "Ah no, cavolo!"
La seconda: "Ah no!"
La terza: "Ah, no, uff"
La quarta: "Ah no, e checojonijanet!"
La quinta: "chi è Janet?"
E così si conclude la storia di Janet e del perchè, io, non sarò mai una vera foodblogger... 

lunedì 23 febbraio 2015

Biscotti con i datteri

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hai qualcosa dentro


Il rapporto che ho con mia madre meriterebbe un blog a parte. 
Potrei scriverci su un tomo di mille pagine e qualcosa resterebbe ancora da dire.
Vi dico solo che, secondo me, se le chiedete il nome del mio blog, lei non se lo ricorda.
Ma non è stupida, semplicemente il suo cervello incamera solo le informazioni che daverodavero fanno la differenza nella sua esistenza.
Il nome del mio blog, non è certo tra quelle.
Però si ricorda di dire alle amiche quando vado in tv, quando esce un libro che contiene le mie ricette, quando sul settimanale di turno parlano di me e cose simili. D'altronde non è che queste cose capitino tutti i giorni, sia chiaro!
Se le chiedete che lavoro faccio poi, vi dirà tutt'altro. Questo del food lei non lo ritiene proprio un lavoro.
Della serie "bello, brava, divertiti, che carino ma ora basta cincischiare e vai a lavurà in ufficio figlia mia!"
C'è da capirla, io per prima non mollo il mio comodo posto da dipendente e tutto quello che ne consegue...
Considerandolo un simpatico hobby (o come mi disse un giorno un giovanissimo pubblicista "un hobby costoso") non è tra le prioritá della mia vita. 
Secondo lei.
Al massimo uno scacciapensieri, come dire "invece che andare in palestra, scrivi e cucini".
Immaginatevi quindi, quanto io mi sia stupita, al limite della commozione, quando un giorno mi è arrivata con un ritaglio da una scatola di datteri dicendomi "devo far questa ricetta, se vien bene puoi metterla sul blog"
I biscotti son venuti bene.
Eccovi la ricetta. Il resto è dentro di me....

lunedì 16 febbraio 2015

Social Dinner da Cucina Borghese. Pane in pentola!



Mercoledì sera, presso Cucina Borghese, un particolarissimo locale nato dentro la libreria Kappa in Piazza Borghese, al civico 6, si terrà la social dinner a tema "Pane in pentola", una cena in piedi dove il protagonista della serata e di ogni portata sarà il pane del giorno dopo, il pane potremmo dire "indurito" che - invece di essere gettato - può rinascere a nuova vita ed essere l'ingrediente base per varie ricette.
In cucina, per l'occasione, ci saranno Maria Castellano e Roberta Quinzi la prima, scrive libri a tema panificazione con Biblioteca Culinaria, la seconda, figlia di uno dei proprietari del rinomato ristorante "Quinzi e Gabrieli". La coppia di chef ci delizierà con il menù che vi riporto di seguito:

- Millefoglie dadolata di verdure
- Zuppa di zucca con dadoni di pane al coriandolo
- Polpette di Pane Cacio e Pepe
- Crema di pane speziata
- Tiramisù pan di spezie
- Zuppa inglese pan brioche

Io ci sarò, in prima fila (ecccome te sbagli, direte voi) per assaggiare e gustarmi il tutto, incuriosita dall'idea del riciclo come linea guida per una cucina alternativa. 
Nel caso fosse interessati, vi informo che il prezzo per partecipare è di 23 euro a persona (e comprende anche una consumazione).

Cucina Borghese
Piazza Borghese, 6 - Roma
per info e prenotazioni - 366.25.74.190

venerdì 13 febbraio 2015

Milano, mon chèri


Tutte le foto sono state scattate con il SONY Z3 Compact

Cara Milano oggi ti scrivo.
Ti ho snobbata beatamente per quasi trentotto anni.
Ti ho evitata per spocchia, superiorità e menefreghismo acuto.
Poi ho iniziato a conoscerti attraverso le persone che ti vivono, ho iniziato a volerti bene come si vuol bene ai figli degli amici piú cari, per interposta persona.
In pochi mesi ti ho vissuta tre volte.
La prima è stata fatale. Colpo di fulmine immediato. Io, il tuo Duomo, (mamma mia, non a caso è la foto che apre questo post, ed è solo una di quelle che gli ho fatto, sì perchè l'ho fotografato:
- con la pioggia
- con il sole
- con il cielo bigio
- di notte)
L'ultima volta che ti ho vista è stata qualche giorno fa, ti ho vissuta per un lungo week end, con l'amica del posto, girandoti in lungo e in largo, dai Navigli a Via Dante, da Porta Nuova alle colonne di San Lorenzo.

mercoledì 4 febbraio 2015

Unbroken - una foodblogger al cinema



Quando mi hanno invitata all'anteprima per la stampa del film Unbroken, uscito nelle sale il 29 Gennaio, ho pensato: Cosa c'entro io con un film?
Poi mi sono risposta. Io scrivo. Punto.
Di cosa io scriva è superfluo, trovo il modo di comunicare le mie emozioni, che si tratti di un piatto di carbonara, di un giro su una Smart  o di un film al cinema, poco importa.
E così sono andata, al cinema Barberini di Roma, e mi sono ritrovata in una sala gremita di giornalisti dello spettacolo e quanto mi son sentita fuori contesto non ve lo sto manco a dire.
Poi però si sono spente le luci, il film in lingua originale sottotitolato e iniziato e io ho incominciato a far incetta di emozioni.


Unbroken racconta la storia vera di un uomo che non si è fatto piegare da nulla, la storia straordinaria di un uomo normale, figlio di immigrati italiani che sin da bambino dimostrava di avere un temperamento forte e ribelle, che ha trovato nello sport (la corsa) lo sfogo e il canale per indirizzare le sue energie, uno sfogo che l'ha aiutato a non perdersi. 
Così è arrivato alle Olimpiadi. Così le ha vinte, nella Germania di Hitler. Da lì poi, però, la guerra, arruolato come puntatore sui bombardieri, viene abbattuto con i suoi amici e compagni, ragazzi come lui, giovani spaventati che si ritrovano a dover sfuggire a 47 giorni di solitudine e fame in mezzo all'oceano. Poi i campi di prigionia giapponesi, i soprusi, l'odio e l'invidia di chi dovrebbe solo "controllarlo" e invece finisce per sfogare su di lui le proprie frustrazioni di giovane comandante nipponico frustrato e fallito. 
Guardando il film, vedendo tutto quel che è successo a questo ragazzo, più e più volte la domanda è stata: come ha fatto. 
Come ha fatto a non impazzire, a non cedere, a non desiderare la morte. O magari così è stato, magari ha desiderato più volte la morte ma non ha ceduto, la voglia di vivere ha avuto il sopravvento, magari era coraggio il suo, magari era desiderio di non darla vinta al nemico, chissà, fatto è che - dopo anni di progionia in mano ai giapponesi è riuscito ad arrivare a vedere i suoi compatrioti vincere, è riuscito ad arrivare alla fine della guerra.

giovedì 29 gennaio 2015

Vin Brulè

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vi piace l'idea di un vino caldo, profumato, aromatico e speziato


E' da tanto tempo che mi ronzava in testa l'idea di preparare il vin brulè.
Io sono così, se una cosa mi ronza in testa non posso sfuggirle, parafrasando Venditti "certe ricette non finiscono...fanno dei giri immensi e poi ritornano..."
Così questo Dicembre mi son decisa, ho chiesto info in merito al mio amico Roberto, ho fatto la lista della spesa e sono andata al supermercato.
Acquistate spezie e un caratteristico vino pugliese (in onore alle origini del mio amico) son tornata a casa e - nel pomeriggio di Natale - con tutti i parenti che guardavano e aspettavano curiosi/scettici/nel più totale menefreghismo (eh, tanta gente...tante emozioni) ho preparato il mio primo vin brulè.
E questa è la ricetta.
p.s. cosa ne penso? Beh, per darvi un'idea vi dico solo una cosa...per il prossimo anno conto di acquistare le caratteristiche tazze di vetro con manico per poterlo servire ma, usando una colorita espressione il tutto si racchiude nell'esclamazione "è 'na droga!"

giovedì 15 gennaio 2015

Quando il corpo ti sta dietro...


Sto dimagrendo...velocemente e con soddisfazione.
Il mio trucco è un non-trucco. Semplicemente mangio poco, mangio sano (diciamo pure sanissimo) bevo molta acqua liscia e faccio sport in ogni momento libero che ho.
Sto lavorando anche. E tanto.
Diciamo pure tantissimo.
Per cui trovar tempo per lo sport è una vera impresa ma - ammetto - di contro è una vera impresa anche trovar tempo per mangiare e quindi, forse, le due cose finiscono per bilanciarsi.
E sto vedendo il mio corpo cambiare.
Un corpo da trentottenne non è come il corpo di una ventenne. In teoria.
In pratica credo che la genetica sia dalla mia o, più semplicemente, nessuno ha avvertito il mio metabolismo che io non ho più vent'anni.

martedì 23 dicembre 2014

Pane e tempesta

"Ho fatto un sogno - gli disse a voce bassa.
Io e te camminavamo in montagna, 
finivamo in una Nuvola alta e nera e scoppiava un gran temporale.
Cominciava a piovere [...] Tu tiravi fuori il pane fradicio e ti mettevi a ridere
E sai io cosa ti dicevo? [...]
- Piovi pure cielo nero, grandina e tu, vento, soffiaci contro!
Noi abbiamo sempre mangiato pane e tempesta.
E terremo duro."

Pane e Tempesta - di Stefano Benni



Il nome di questa pizzeria gourmet ha un qualcosa di magico, di poetico, di bello e lo si capisce anche se non si conosce questo brano tratto dal libro di Stefano Benni.
E' magico perché è un locale che nasce portando con sé della poesia, oltre che promesse di qualità e gusto.
La poesia pervade Pane e Tempesta. 
Le parole sopra riportate sono dipinte sulle pareti del piccolo locale, qualche tavolo per gustare in loco i loro prodotti, un bancone di legno naturale per servire e mostrare la pizza (e non solo) e delle cassette per contenere il pane fatto in casa. 
La semplicità, il bello, il profumo di pane e di buono.
Alcuni sacchi di juta a decoro del soffitto, come tende che riparano dal freddo intonaco, come vele che traghettano con naturalezza. 


lunedì 22 dicembre 2014

Buone feste e del perchè non vi frantumerò gli zebedei con ricette natalizie


Troppo facile.
Sarebbe troppo facile scrivere una serie di post in cui vi elargisco consigli su cosa cucinare per la Vigilia di Natale, per il pranzo di Natale, per il pranzo di Santo Stefano per il Cenone di Capodanno per il pranzo del Primo dell'anno e magari - volendosi portare avanti col lavoro - pure per il giorno della Befana.

Naaaa

Se volete qualche consiglio su tutto quello sopra scritto potete tranquillamente andare a leggere la mia rubrica di Cucina su Donna Fanpage pare siano in tre milioni al giorno a leggere questa rivista online, magari siete compresi anche voi, magari venite proprio da lì, magari vi stavate chiedendo "ma chi è 'sta Nàima Tomaselli che mi propone pure piatti vegani per le feste?"

Eccomi, sono io.

Se invece siete arrivati sul mio blog perché mi seguite e stop, allora sapete che tipo sono, ok la cucina, ok le ricette ma questo non è mai stato il classico foodblog. Io non sono la calssica food blogger (vista la mia passione per Nutella, Coca Cola e Philadelphia) quindi sapete bene cosa aspettarvi.

Una mia amica giorni fa mi ha definita blogger food. Mi piace, dovrei dirglielo, mi piace davvero come termine, perché mi sento effettivamente prima blogger e solo dopo, food.
Questo è anche il motivo per cui oggi e nei giorni precedenti non ho postato ricette adatte alle feste, perché in questo mio blog-diario scrivo quel che mi va, quel che mi colpisce, scrivo del mio lavoro nel campo food ma anche di quello che mi accade di bello e - a volte - anche di brutto.

E oggi scrivo questo post solo e solamente per farvi gli auguri.

Vi auguro di essere felici e non solo sereni. La serenità è un palliativo, l'oppio della speranza. Voi dovete essere felici. Non ci riuscite? Tentate. Non ci riuscite ancora. Ritentate. La vita è davvero solo una merda. Ok, ma potrete dire di averci provato.
Vi auguro di trascorrere le feste con le persone che amate davvero ma anche con chi sopportate poco, molto probabilmente saranno parenti e credetemi, volente o nolente il sangue non è acqua e i ricordi che costruite oggi saranno l'unica cosa che vi resterà domani. 
Vi auguro di ricevere i regali che desiderate, e non parlo solo di beni materiali ma anche del sorriso di un bambino, di quel bacio inaspettato, della telefonata di un amico lontano, di qualsiasi cosa - insomma - che renda la vita degna di essere vissuta.
Vi auguro di non sprecare nemmeno uno dei giorni che avrete davanti perché non solo ogni giorno trascorso non vi si ripresenterà mai più ma ogni giorno non goduto appieno è un giorno sprecato che poteva regalarvi tanto e molto probabilmente siete voi che non avete saputo cogliere quel piccolo frammento di meraviglia che vi era nascosto. 
Buone Feste

lunedì 15 dicembre 2014

L' Artigiano in Fiera, il mondo si è messo in mostra a Rho



Non basta, ve lo dico subito.
Non basta un giorno per vivere apppieno quello che è L'Artigiano in Fiera, non basta per respirare tutti gli odori, i sapori, per immergersi nelle atmosfere degli otto padiglioni che lo compongono.



venerdì 12 dicembre 2014

Nonna Bruna a Cucina Borghese

Lo vedete il menù qui sopra? Bene, è quello che potrete degustare (insieme a me) martedì 16 Dicembre presso Cucina Borghese, un luogo che è mix tra scuola di cucina e organizzazione di eventi, dove sarà ospitato lo staff di "da Nonna Bruna", Osteria di Pesce in pieno centro a Pescara, raccomandato dall'Accademia Italiana della Cucina e da Slow Food (mica cotica!) che proporrà i suoi piatti in una serata che promette belle scoperte. 

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