lunedì 27 luglio 2015

Metti un'intervista per 2night


Ieri mi sono persa il telefonino. 
E' caduto in un tombino mentre scendevo dall'auto, ricordo - e penso lo ricorderò a lungo - l'immagine del SONY per terra che viene inghiottito in un baleno, io che lo guardo e penso inebetita "nooo, ma che daverodavero?"
Poi ho altre immagini, di me completamente sdraiata a pancia in giù sull'asfato di una via del centro con l'intero braccio infilato nel sopracitato tombino senza pensare che dentro poteva esserci una pantegana pronta a mordermi (come m'ha fatto giustamente notare il gentile addetto dell'AMA, uno di quelli che mi hanno aiutato e confortato e consigliato in questa micro avventura), di me che rincorro in tacchi e abitino fashion un camion dell'AMA (appunto), ma questo sarebbe materiale per un altro post e per oggi ve lo risparmio...
Lo strano di questa storia è che c'era un particolare da non trascurare: il mio telefonino era rotto. 

La scorsa settimana quella delizia di gatto che taluni chiamano "mostriciattolo" ma che io chiamo solitamente "amore" me l'aveva fatto cadere a terra procurando un danno di 190 euro. 
Ero indecisa sul da farsi, assistenza Amazon? riparazione veloce? tenerlo così? Bah...
Alla fine, come spesso capita, la vita ha scelto per me.

Perso il telefono, appurato che nessuno si sarebbe scomodato per ripescarmelo nelle fogne romane (strano eh...) il tutto s'è concluso con una strisciata di bancomant. 
 429 € mi hanno insegnato che:

- i soldi non danno la felicità ma cavolo se facilitano la vita

- siamo completamente dipendenti dai nostri smartphone

- siamo legatissimi a livello affettivo ai nostri smartphone

- quando perdi le chat di Whatsapp (e di Telegram) ti senti come se ti avessero detto che uno è morto improvvisamente lasciando 4 figli piccoli, la moglie disoccupata, la mamma invalida e un cane zoppo. Per dire...

Ora, per il carattere che ho, mi sto leccando le ferite morali e pure fisiche (il braccio, dal tombino di asfalto, non ne è uscito bene...) ma soprattutto sto cercando di capire il senso di tutto ciò, perché oramai ho imparato: qualsiasi cosa mi capiti - bella o brutta - ha un senso. Devo solo intuire quale sia.

Detto ciò il sorriso me l'ha fatto ritrovare Adriano, quando mi ha inviato (sul nuovo telefonino...) la foto che vedete qui sopra.
Trattasi della mia intervista per 2Night, che potete trovare in giro per Roma (ma l'intervista la trovate anche nelle riviste distribuite in altre città italiane). 
Ci tengo a precisare, a conclusione di questa bizzarra presentazione, che io potrò anche essere un casino (o un caos) di donna, una matta, varie ed eventuali ma una cosa è certa: da domani, chiamatemi (anche) "opinionista della notte" B-)

martedì 14 luglio 2015

Non sprecare la tua vita



Successe più o meno in questo periodo, 21 anni fa.
Era un amico come ne avevo tanti, forse più conoscente che altro, uno del gruppo, uno della scuola, ci si vedeva per uscire la sera, si era stati in vacanza insieme l'anno prima. 
Simpaticissimo, una simpatia disarmante, di quella tipica dei più popolari della classe, quelli che tengono banco, quelli che dopo che li conosci, tempo 5 minuti e stai lì a ridere a crepapelle.
Era bravissimo a giocare a calcetto, amava ballare e adorava i cavalli.
Era fidanzato all'epoca ma aveva una storia tormentata come tutti i 19enni che si rispettano.
Un giorno decise di accompagnare i suoi amici del maneggio in trasferta, loro e i loro cavalli, c'era una gara credo...ma non importa. 
Importa il fatto che facendo scendere un cavallo dal camion questo gli cadde addosso, si rialzò e ricadde di nuovo su di lui.

A volte il destino decide che tu devi soffrire per tutta la vita, per cui la vita sembra davvero troppo simile al film Final destination. Il cavallo era caduto e - nel dubbio di non avergli fatto abbastanza del male  - era ricaduto di nuovo.
Tetraplegico. Senza speranza. 
Così a 19 anni un cavallo non schiacciò solo lui ma anche tutti i sogni, le speranze, tutte le gioie, i dolori, i futuri amori, successi e fallimenti di un 19enne come potevano essercene tanti. 
Io e lui non eravamo amici intimi ma da allora non c'è un momento in cui io non pensi a lui se incontro una persona sulla sedia a rotelle, non c'è volta che non pensi a lui se vedo un uomo a cavallo e non c'è momento che non mi faccia ricordare la sua storia quando sento la gente che si arrende alla vita.

Ogni santa volta in cui una persona mi dice di essersi arresa, di essere depressa senza un reale motivo, di essere triste senza un senso, di sentirsi vecchia senza esserlo, brutta senza motivo, peggiore senza provare a migliorarsi ecco, ogni singola volta io penso a lui, a quanto vorrebbe lui essere vecchio, brutto, e peggiore oggi pur di non essere tetraplegico. 
Ah, chissà che forza avrebbe lui, di cambiare la sua vita, di migliorare se stesso, di rimettersi in gioco, di sistemare le cose se solo la vita gli desse una seconda chance. 
Ma la vita non è un film e la seconda chance lui non ce l'avrà mai, almeno fino a quando sarà vivo. Magari un giorno morirà, rinascerà e sarà un'altra persona e magari potrà vivere la sua vita appieno come oggi non può più fare. 
Oggi che più della metà della sua vita l'ha passata seduto, senza la possibilità di muovere non solo le gambe ma nemmeno le dita delle mani. Oggi che chissà quanti anni ancora gli spettano di vivere, oggi che lui non può fare niente se non il minimo per decidere come vivere e come influenzare la sua vita, oggi che lui non ha niente mentre tanti hanno tanto, se non tutto, oggi che io non mi lamento e ringrazio la vita per ciò che ho, perché come minimo sento di doverlo alle persone come lui, che non possono più viverla, una vita vera.

lunedì 13 luglio 2015

Metti un corso di pasticceria al Mind



E fu così che un giorno (vi parlo di mesi e mesi addietro, ma io sono una che impara l'arte e la mette da parte), io e due mie amiche ci ritrovammo ad un corso di pasticceria.
La sede era il Mind, l'insegnante Nadia Taglialatela (chef e blogger).
Ora, mentirei se dicessi che tutto è stato perfetto. In realtà i cookies erano esageratamente dolci, la frolla della crostata non ha fatto impazzire nessuno ma la torta quattro quarti era burrosa e da svenimento (il che non guasta) e - ammetto - è stata l'occasione per venire a conoscenza di alcuni trucchetti che non sapevo, forse perché non sono un'amante sfegatata della pasticceria.
Il fatto è che mi piace mangiar dolci ma quando mi ritrovo davanti ai fornelli finisco sempre per cucinar salato, non chiedetemi perché, lo ignoro completamente.
Ovviamente, mi dico, a cosa servirebbe avere un blog di cucina se poi non mi mettessi qui a scrivere alcuni dei trucchetti sopracitati per condividerli con voi? 
Iniziamo: 

- Parliamo di frutta secca: lo sapete come mai, prima di essere utilizzata, la frutta secca va tutta - o quasi tutta - tostata in forno? Perchè così sprigiona gli oli essenziali che contiene e diviene profumatissima. Fanno eccezione le noci, che non hanno assolutamente bisogno di tostatura. 

 - Lo sapevate che la leggenda del pizzico di sale che aiuta i bianchi d'uovo a montare è - appunto - solo una leggenda? Anzi, il sale favorisce la separazione dell'acqua dalle proteine dell'uovo quindi è da evitare. Se lo usate all'inizio la vostra chiara parrà bella soda ma lasciatela riposare un poco e vedrete che smonterà, rilasciando liquido nel vostro mixer.  

- Restiamo sul sale: lo sapevate che il sale in pasticceria è un prezioso alleato? Aggiungetene sempre ai vostri dolci e mettetene una bella presa nelle vostre frolle perché darà quel pizzichino di sapore in più. Non a caso uno dei miei biscotti preferiti è quello a base di cioccolato fondente e sale. Mai provati? Peccato...  

- Quando preparate un dolce, che sia ciambellone o simili, abbiate l'accortezza di montate solo uova e zucchero. Fatto ciò tutti i restanti ingredienti aggiungeteli a fruste spente, così limiterete la possibilità che il composto smonti. 

- Il burro va sciolto sempre e solo a bagnomaria. Se, per comodità, tendete a scioglierlo a contatto con il fuoco rischiate di friggerlo e di fargli sprigionare sostanze tossiche. A tal proposito, se vi piace cucinare e friggere usando il burro (siete quindi milanesi o anche solo "milanesi inside") vi consiglio spassionatamente di utilizzare il burro chiarificato. Si acquista nei grandi ipermercati e ha un punto di fumo più alto, reggendo quindi bene le alte temperature.  

- I liquidi caldi (che sia burro fuso o cioccolato fondente) vanno aggiunti alle uova sbattute solo quando raggiungono i 30 gradi o anche meno, così non rischiano di smontarle. 

- Setacciate sempre farina lievito in polvere e sale, perché così facendo non solo eliminerete tutti i grumi ma la farina incorporerà aria e le torte ricresceranno meglio.

- Quando preparate una crostata stendete subito la frolla, foderateci lo stampo e poi mettetela in frigo a riposare. Questo perché - se ci pensate - il riposo serve per compattare e rendere friabile l'impasto. Solitamente la regola vuole che dopo aver fatto riposare in frigo il panetto venga maneggiato di nuovo, per stenderlo, e quindi si scaldi, facendo perdere senso al precendente passaggio in frigo, invertendo la proceduta la frolla resterà fredda, pronta per essere cotta!

- Se volete realizzare dei muffin veloci con gli impasti da ciambelloni vi basterà alzare leggermente le temperature e diminuire i tempi di cottura (per es. 15/20' a 200 gradi) rispetto alle normali tempistiche e temperature dei ciambelloni (i classici 40' a 170/180 gradi).

- Volete preparare dei cookies? bene, usate nell'impasto le uova intere e otterrete dei biscotti di frolla, usate solo il rosso e gli stessi si scioglieranno in bocca! 

E ora ditemi, le sapevate tutte?  

giovedì 9 luglio 2015

Il peccato nel caffè



I caffè non sono tutti uguali. 
Se vai al bar, soprattutto in certi bar, la scelta è ardua, le possibilità molteplici e chi più ne ha più ne metta.
D'altronde il caffè è uno dei pilastri intorno a cui ruota la vita sociale dell'italiano medio:
- pausa caffè
- prendiamoci un caffè
- io non bevo caffè
- vuoi un caffè?
quante volte avrete detto o sentito queste frasi? Io le conto sovente, anche più volte in un solo giorno. Intorno al caffè si snodano vicende che ahhh se solo i vostri caffè potessero parlare...
Io, dal canto mio, non amo il caffè. Anzi, diciamolo, a me il caffè non piace.
Mi piace il caffè ricolmo di panna montata, mi piace il gelato affogato nel caffè, la granita di caffè (con doppia panna!), mi piace metterci dentro un cucchiaino di Nutella o un cioccolatino e lasciarli sciogliere insomma, qualsiasi cosa purché non sia semplice caffè.
Poi, a cambiar le carte in tavola arrivo io stessa che vado al bar e ordino
-"un caffè"
-"come?"
-"normale"
Va beh, ci sono mille motivi per cui una persona ordina un "caffè normale" senza preoccuparsi di dire "eh lo voglio schiumato, mettimici il cacao il fondo alla tazzina e poi una spolveratina sopra, e che il topping al cioccolato l'hai finito? Zucchero di canna uhm...ma solo un pochettino 'che sono a dieta" ma questa è un'altra storia...
La notizia è che io non lo amo, che solitamente lo bevo schiumato e che se non voglio fare il pieno di caffeina arrivo addirittura a bermi il decaffeinato, sintomo chiaro che questa sia solo abitudine, gestualità legata alla giornata e non vera passione perché - si sa - il decaffeinato per gli amanti del genere è come la Nutella per i gastrofighetti. 
Un abominio.
La lunga premessa che vi ho appena fatto serve per presentarvi una ricetta (e qui vedo scattare la ola, perché si vocifera questo sia un blog di cucina per cui...tocca parlà di cucina ogni tanto).
Ve lo dico subito, non è molto estiva in quanto prevede l'uso di una tazzina di caffè caldo, però...quanto è peccaminoso...
Gli ingredienti sono tre, quattro se vi piace berlo molto dolce, si prepara in un attimo e il risultato è da leccarsi i baffi!

giovedì 2 luglio 2015

La ricerca (fortunata) di un equilibrio

Equilibrio - Carlo Trevisan (Olio su tela)

"...Se solo si fermasse.
Perché davvero, io penso che voglio scendere.
Fermati, fammi scendere, ti prego fermati e io provo a scendere, resto qui, mi metto a bordo strada, di questa strada così polverosa e sto buona, zitta, ferma e sola.
Sto qui per un pochetto, riprendo fiato, riaggomitolo le idee, gli do un senso, un verso, poi bevo un sorso di acqua (perché le strade polverose ti mettono arsura) e barcollando inizio a camminare e nonostante il dolore che sento al polpaccio piano piano trovo sicurezza nelle mie gambe, trovo il mio passo e non sento più il dolore e non sento nemmeno la fatica.
E vado. Dovunque ma vado. Piano.
Però ti prego, Giugno, fermati adesso, fermati e fammi scendere..." 

Sono solo le otto di sera di una serata qualunque, sono acciambellata sul mio letto e ho davanti il portatile. Fuori è fresco, ha piovuto da poco, entrano luce e aria dalla finestra.
Sapete quei momenti in cui devi per forza mettere nero su bianco i tuoi pensieri. Ecco, è uno di quei momenti.
Ma giuro, appena ho un attimo vi passo una ricetta, ne ho una di un caffè da leccarsi i baffi, e poi c'è quella del dessert che ho mangiato dai miei amici e che dire del corso di pasticceria di cui voglio svelarvi un po' di trucchi. Sì, certo, tutto presto ma non oggi.
Oggi ho bisogno di sedermi (o acciambellarmi) e scrivermi, scrivere di me, ancora. 

Io sono egoista nella maniera in cui sono la persona più importante per me stessa. E così è, sono sola e Darwin o Freud o non so chi mi insegna che io devo badare a me; e lo faccio, quotidianamente. 
Ma lo faccio un po' malino mi sà.
"Non hai equilibrio" mi ha detto pochi giorni fa una delle persone che resterà tra le più importanti della mia vita. Il mio equilibrio era lui, mancando quello son finita a volar lontano, è bello ma è anche pericoloso. 
A me piace volare, tanto, mi piace volare senza meta ma non mi piace volare a casaccio. Voglio volare seguendo un binario, anche se questo binario va a zig zag comunque dev'esserci, nella mia vita, una sorta di linea invisibile che mi guidi, fossero anche le montagne russe.
Oggi, a fine Giugno, ne sento prepotentemente il bisogno.

E' che ho vissuto un periodo un po' così... ho fatto valige d'istinto, scelte discutibili, litigate clamorose, ho rassegnato le dimissioni per ritirarle due giorni dopo, ho fatto del male e me lo son fatto fare, ho deluso tante persone e continuerò a farlo, ho messo la mia vita su un ottovolante finendo per vomitarne la metà.

Mi sono tatuata una rivisitazione del simbolo del caos perché credo fermamente di essere un caos di donna e conosco persone che, se leggessero, sorriderebbero amaramente dicendo "ammazza se lo sei, Nàima".
In realtà, non è proprio un semplice tatuaggio, è più un "semplificatore di relazioni sociali".
A tal proposito la posizione in cui l'ho fatto fare non è casuale, è sul lato sinistro dell'avambraccio destro, molto vicino allo storico tatuaggio che feci 21 anni fa, è qui perché questa sarà la seconda cosa che qualsiasi persona che conoscerò d'ora in avanti vedrà, seconda solo ai miei occhi. Vedrà quelli e poi cercherà con lo sguardo la mia mano per stringerla e vedrà lui, il caos, così in qualche modo saprà, sarà simbolicamente avvertita che io sono un caos di donna e ci resterò, qualsiasi cosa possa fare per migliorarmi, tutto questo per la famosa regola dello scorpione che punge la rana, perché è nella mia natura esserlo e non posso cambiarmi.
Dovrò piacere alla gente così come sono, per quella che sono ma, nonostante il mio essere un caos e ammetterlo, sento il bisogno di trovare un equilibrio in questo caos.

Sto cercando la chiave, quella giusta per dar pace alla mia mente, al mio cervello che - ve lo posso giurare - funziona benissimo ma dove interviene quotidianamente il cuore a fottere tutti i miei piani di equilibrio.
E la chiave è una formula magica, un mantra definitivo, un'ispirazione, un quid, un hic et nunc insomma la visualizzo come un appoggio, di quelli su cui noi donne posiamo la mano, per poi alzare lateralmente il piede e sistemare distrattamente una scarpa, un tacco, l'orlo di un pantalone, in una posa che ha così tanto di sensuale che io stessa mi fermo a guardare quando ne vedo una farlo. Pensa un po'!
Ecco, sì, è un appoggio mentale quello che cerco, che non mi faccia cadere, dove fermarmi un secondo, riprender fiato, sistemare un paio di cose e ripartire lenta o veloce a seconda del momento che sto vivendo.

Diciamo che da qui in avanti, se mi incontrate e ho la testa che gira a destra e a sinistra non sarà perché cerco un'amica, un negozio, un numero civico, no, io cerco la chiave del mio equilibrio. 

martedì 23 giugno 2015

Metti che un giorno ti svegli e sei giurata per il Gelato Festival...





Lo so, ho scritto un titolo che manco li mejo film della Wertmuller... ma questo è successo, una mattina mi sono svegliata e mi son trovata la mail degli organizzatori che - gentilmente - mi chiedevano se - per caso - volessi fare la giurata per la tappa romana di Giugno (ma poi ci sarà pure quella di Settembre) del Gelato Festival. 
E considerando che il gelato è il mio dolce preferito ho pensato, semplicemente: ma che daverodavero?
E così è stato, Domenica pomeriggio mi son recata all'Auditurium Parco della Musica, ho imbracciato un paio di schede, una penna e ho iniziato ad assaggiar gelato (9 coppette, per essere precisi, otto in gara e una "solo per il piacere de fasse 'na magnata de gelato") con me, tra le giurate, la blogger Vissia di "Solo per Gusto".
Il mio gusto preferito, cuore di fragola con zucchero muscovado, ispirato alla caipirinha, con un vago sentore di cachaca (io adoooro la caipirinha) e con menta e lime; se considerate che io non mangio mai il gelato alla fragola e questo m'ha fatta impazzire potete rendervi conto di quanto fosse buono.



Assaggiare, valutare, assaggiare e valutare ancora, per otto volte, con tanti parametri differenti, assolutamente non scontati, credetemi se vi dico che non è stato facile. 
Prima di tutto, alla fine di questo Festival a tappe, c'è in gioco il titolo di gelataio più bravo d'Europa (mica cotica), poi il punteggio di noi nove giurati pesava molto, se considrate che tutti i visitatori messi insieme (che saranno stati migliaia) avevano un pari peso
E come dice l'uomo ragno (anzi, suo zio) da un grande potere deriva una grande responsabilità per cui io sì, mi son divertita ma c'ho messo anche tutto l'impegno, la serietà e il palato allenato che potevo metterci. 

Ora non mi resta che aspettare Settembre, per la prossima tappa romana, magari lo farò allenandomi tra una gelateria e l'altra, cercando di valutare, che so io, la velocità di fusione piuttosto che la giusta permanenza del sapore nonchè la congruenza del colore. Insomma, da domani, anche grazie a questa esperienza (solo una delle tante che faccio e ho fatto in questi anni grazie a questo meraviglioso lavoro che ho nel mondo food) per me, mangiare un gelato, avrà tutto un altro...sapore!

mercoledì 17 giugno 2015

Siate i protagonisti della vostra vita

 
Riflettevo.
La vita è strana.
Le persone entrano nella nostra vita per un tempo che non c'è dato di sapere, di decidere, possono essere decenni come secondi. Spesso sono solo secondi, incroci di vite anonime che durano il tempo di uno sguardo. E' un meccanismo perfetto che fa sì che noi veniamo a contatto con migliaia di persone nella nostra vita senza interagirvi veramente, ma solo sfiorandoci vicendevolmente.
Ma che succede se questo meccanismo perfetto di sfioramento si inceppa? 
Se quello che doveva rimanere solo lo sguardo di un momento viene catturato con destrezza, rapito alla normalità dello scorrere del tempo e fatto proprio, con l'audacia tipica dell'incoscienza?
"C'è un bug nel sistema" diremmo, se fossimo in un film di fantascienza
"la vita è folle" dico io, che non credo (ancora) di vivere in un film ma faccio di tutto per essere la protagonista della mia vita.  
Come? 
Questo è il bello, c'è un modo per diventare protagonisti della propria vita, bisogna prima di tutto essere calamite per sé stessi
Vi spiego meglio.

martedì 16 giugno 2015

Steccolecco


*tutte le foto di questo post sono di proprietà di Bee Connection.

Mercoledì scorso si è tenuta a Roma una grande festa all'insegna di moda, fashion e dello street food estivo d'eccellenza (il gelato sullo stecco). Il tutto è avvenuto nella sede di Prati del secondo negozio della catena Steccolecco, in Via Avezzana. 
Il marchio, di proprietà dei giovani Luca Palaggi e Mattia Tagliaferri, propone un gelato artigianale su stecco di legno, ideale da gustare camminando e composto con materie prime naturali e di qualità.  

giovedì 11 giugno 2015

mercoledì 10 giugno 2015

Grosseto: pesce, selvaggina e Game Fair


Leggi questo post se...
ti piace mangiar bene e vivere all'aria aperta



Che strano, ho pensato quella mattina, che strano stare alla Stazione Termini e non partire per Milano, visto che le ultime cinque volte che ci son passata era quella la mia meta. Ma quel giorno no, quel giorno son partita per la Toscana, per un week end all'insegna della cucina grossetana, a base di pesce e selvaggina, due pilastri di un territorio dove, a poche decine di chilometri di distanza, si estendono boschi incantati e mare azzurro (con i rispettivi prodotti a disposizione).
Nel mio viaggio non ero sola...

giovedì 28 maggio 2015

Io e il mio Caos. Istruzioni per l'usabilità (di entrambi)


Ho preso un micetto.
Anzi, lui ha preso me.
Mi ha stregato una mattina pregna di casi e coincidenze.
C'avete mai pensato? le cose più belle sono quelle che capitano "per puro caso".
Che Dio lo benedica "il puro caso" dico io.
Insomma, dopo varie orrende vicissitudini gattifere (che magari vi racconterò in un altro post, perchè "tutti devono sapere") sono incappata in lui, perchè - come mi han detto in tanti - si vede che lui era quello giusto, lui era il micetto destinato a me.
E' rachitico, denutrito, spelacchiato, mangia poco e va avanti a ricostituenti. Ma è oggettivamente bellissimo.
E mi sta cambiando la vita.
Il problema è che avere un essere vivente che dipende da te ti fa sentire in colpa.
In colpa perchè lavori tanto e lo trascuri, in colpa perchè non puoi giocare ogni momento con lui, in colpa perchè sai che in casa si annoia ma due gatti no, ve ne prego, ora proprio no.
Ti senti in colpa anche per averlo preso, ma poi pensi che l'hai salvato da una vita in gattile e allora passa, il senso di colpa, passa in secondo piano.
Lui fa cose strane, tipo dormire su di me, cerca il contatto fisico continuo, è troppo piccolo per non avermi scambiato per la sua mamma. Proprio quello che non voglio essere, la sua mamma, ma vaglielo a dire a un micetto che l'ha visto poco, la mamma? E allora accetto le sue fusa continue, la sua ricerca di me, il suo aspettarmi davanti la porta quando sente il portone aprirsi, stiracchiandosi perchè fino a tre secondi prima dormiva ma ora è lì, sempre nello stesso punto, ad aspettare che quella porta si apra.
Accetto tutto questo e lo ringrazio perchè davvero io avevo bisogno di lui e l'ho voluto tanto e l'ho cercato tanto e non potevo immaginare che fosse così bello averlo in casa fino a quando non è entrato, un Sabato, in casa mia.
L'ho chiamato Caos, perchè io sono un caos di donna e il mio animale domestico non può che esser identico a me, prendere le mie abitudini, i miei difetti e risparmiarsi i pregi. Dopo due giorni già ruzzolava giù - signorino sbadatello - da ogni mobile della casa, sbadato appunto, com'è la sua padrona. 
Ora inizierà la conoscenza vera di noi, l'accettarci per come siamo, il sopportare i nostri difetti (lui ama i miei divani, io pure, ma vorrei conservarli intonsi; io ho questa pessima abitudine di usare quel mostro tonante che chiamo "aspirapolvere") l'adorare i suoi vezzi (come quando gli accarezzo la testolina e lui alza la zampina cercandomi) e di strada ne faremo insieme, perchè - tanto per fare un esempio - io sono fermamente convinta che un giorno lui imparerà che stare sul mio segretaire mentre lavoro non significa, per forza, camminare avanti e indietro sulla tastiera del pc.
Questo è solo l'inizio, di una fantastica avventura, una delle tante che vivo in questi mesi, mesi così pieni di cose che non so contenerle tutte nel cuore e nella testa, piene di persone, viaggi, situazioni e ora, piene pure di gommini, zampotte e vibrisse.

lunedì 18 maggio 2015

Mille Miglia, Mille Storie.


Arrivo puntualissima, in netto anticipo nei confronti della prima macchina. 
Sento vociferare che "finiranno di arrivare dopo la mezzanotte" penso..."ma che davvero?" Ok, batteria del cellulare a niente, unica cosa da fare, staccare la connessione dati, fuori dai social ma perfettamente sul pezzo. Arrivo e cerco facce note, vengo sballottata di qua e di là da chi non capisce cosa cerco. Poi li trovo, lounge Mercedes, proprio sotto Castel S. Angelo. 
Due, tre foto, giusto per dire "ehi io sto qui stasera" poi guadagno un morbido cubo bianco, mi siedo e inizio a scrivere. Intorno a me il mondo. 
Tanta gente, alcuni famosi, altri molto famosi (tipo Martina Stella, tipo) io, nel mio di mondo, fatto di pensieri e di scrittura.
A volte mi prende così, vivo una situazione e mentre la vivo già voglio scriverne, come se vivendola la raccontassi a me stessa. 
Mentre aspettiamo che la Mille Miglia arrivi fisicamente dalle nostre parti, per poter godere dello spettacolo delle auto in passerella, incontriamo i protagonisti e il regista del film che ha preso spunto dalla Mille Miglia: Rosso Mille Miglia, che ha come protagonisti Martina Stella e Fabio Troiani, per la regia di Claudio Uberti, un film nato da immagini reali della Mille Miglia dello scorso anno, poi montate l'estate scorsa per dar vita a questo progetto cinematografico che verrà proposto in anteprima nel Padiglione Italia il 15 Ottobre (EXPO 2015)

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