lunedì 15 dicembre 2014

L' Artigiano in Fiera, il mondo si è messo in mostra a Rho



Non basta, ve lo dico subito.
Non basta un giorno per vivere apppieno quello che è L'Artigiano in Fiera, non basta per respirare tutti gli odori, i sapori, per immergersi nelle atmosfere degli otto padiglioni che lo compongono.




La fiera piu imponenete che abbia mai visto, 3.000 espositori, dieci giorni di svolgimento per un volume di visite di circa tre milioni di persone. Non sono bruscolini. Sono i numeri che ha fatto, al suo diciannovesimo anno, questa manifestazione che ha visto come partecipanti non solo tutte le ragioni italiane, ma anche il resto d'Europa e del Mondo.

Serve del tempo per poter scorrere ogni stand, parlare con gli artigiani, scambiare con loro pareri, idee e battute su quello che è la fiera, noi che la visitavamo per la prima volta e loro che la vivino come importante introito per le loro aziende, spesso micro o piccole imprese.


E così incontri l'artigiano che scherza sul tuo far foto alla sua merce, quello che ti guarda strano chiedendosi "perchè mai sta ragzzetta sta qui a fotografare e sfiorare i miei calzini leopardati" o la signora che ti consiglia la sua torta di ricotta e cioccolato insistendo con aria sorniona "mangiala perchè è davvero buona" e tu che fai? leggi nei suoi occhi la passione per il suo prodotto, ti fidi, la prendi e svieni alla prima forchettata della migliore frolla con ricotta e cioccolata che tu abbia mai mangiato e forse che mangerai mai.


Perchè a L'Artigiano in Fiera si celebra ogni anno la sinceritá del genio, che sia italico, che sia nostrano o che venga da lontano (e perdonatemi la rima) e l'amore per il proprio lavoro, un lavoro quasi sempre totalmente manuale, dove è l'uomo, inteso come essere umano, a creare i prodotti che verranno venduti e troveranno l'apprezzamento del pubblico perchè rispettano certi canoni di artigianalitá, che sia una mozzarella di bufala campana, un sapone di latte d'asina o un tappeto, in ogni caso è un prodotto non industriale, spesse volte unico nel suo genere e frutto della mente e dell'inventiva di un singolo o di pochi.


Ad Artigiano in fiera si premia questo e si premia la geniunitá, con regole rigorose che vengono seguite e rispettate, con una selezione durissima per poter diventare espositori che non lascia spazio ai prodotti industriali.



Passare una giornata qui mi ha permesso di vedere moltissime realtá, tutte presentate insieme, profondamente differenti ma accomunate dal desiderio di farsi conoscere. Il vero peccato è che la fiera sia durata solamente dieci giorni, troppo pochi perchè tutti possano goderne appieno, in tempo limitato che però si dilata fino a comprendere l'intero anno, grazie al progetto Artimondo.




È così che l' Artigiano in Fiera sbarca sul web, con un sito di e-commerce attraverso il quale gli artigiani possono farsi conoscere ad un pubblico più ampio, non legato alla prossimitá (la maggior parte dei visitatori vengono infatti dal Nord Italia) e nemmeno al periodo temporale. 
Qui, per tutto l'anno, si possono ritrovare circa un terzo dei produttori che espongono in fiera, conoscere meglio loro e i loro prodotti e ordinare tramite un servizio di e-commerce che è attivo anche verso Germania e Gran Bretagna.
Su Artimondo.it potrete trovare di tutto, dai gioielli al food, dall'abbigliamento all'arredamento, passando per oggettistica e  prodotti per la salute e la bellezza. Non è un sito di shopping on line come gli altri, perchè qui, dietro a ogni ordine, a ogni vetrina virtuale, a ogni prodotto ci sono le persone, gli artigiani, pronti a interagire con voi e a mettere il loro lavoro al vostro servizio per un regalo o per un acquisto che altrimenti sarebbe impossibile fare di persona (io, per esempio ho acquistato in fiera un meraviglioso sapone di latte d'asina che sicuramente riacquisterò ma - ovvio - tramite il sito, vista la lontananza del produttore).

venerdì 12 dicembre 2014

Nonna Bruna a Cucina Borghese

Lo vedete il menù qui sopra? Bene, è quello che potrete degustare (insieme a me) martedì 16 Dicembre presso Cucina Borghese, un luogo che è mix tra scuola di cucina e organizzazione di eventi, dove sarà ospitato lo staff di "da Nonna Bruna", Osteria di Pesce in pieno centro a Pescara, raccomandato dall'Accademia Italiana della Cucina e da Slow Food (mica cotica!) che proporrà i suoi piatti in una serata che promette belle scoperte. 

mercoledì 10 dicembre 2014

Non si può soffocare un'emozione


Io c'ho provato. Giuro che c'ho provato. 
A non scrivere di te, in nome della nostra non amicizia, in nome del fatto che non mi sono mai completamente fidata di te, in nome del rispetto che porto alla morte.
Ma ecco, non ci sono riuscita.
Sei morta improvvisamente, sei andata via prima da noi e poi da questo mondo.
Quando lui ha scandito le parole "è-m-o-r-t-a", durante quella telefonata assurda, il primo pensiero che ho avuto era che forse, stavolta, forse avevi esagerato, comprendo andar via, comprendo scegliere strade differenti ma fingersi morta per non farsi trovare mai più...
E il fatto che non  sia stata l'unica a pensarla così la dice lunga su cosa ci hai lasciato, sull'immagine che avevamo di te.
Tu eri la donna forte, con le palle, testarda e...forte, ancora forte, sempre forte. La donna che avrebbe sconfitto tutto, sempre, anche la morte, perché dovevi vivere, per quel tuo figlio di 19 anni già orfano di padre. 
E poi da te ci si poteva aspettare di tutto, quindi perchè no, perchè non simulare la morte. Ho impiegato minuti interi a comprender che tutto era vero, che - come te n'eri andata via dall'ufficio e dalle nostre vite - eri andata via dalle vite di tutti, di chi ti amava, di chi ti voleva bene, di chi ti era affezionato. 

Ho scoperto che erano in tanti, a volerti bene, e che comunque in tutti hai lasciato un segno, molto profondo, più di quanto avremmo potuto immaginare noi stessi.

A 48 anni, senza nessun preavviso, sei scomparsa. Associare la morte a te è un'idiosincrasia. Tu eri la vita, l'amavi e sapevi goderne, nonostante i compromessi che accettavi e l'assurdità del tuo passato, pieno di segreti e buchi neri e misteri.

Io non credo in un Dio ma credo nel destino, nelle Parche che tessono via via la nostra vita e nella forbice che ad un certo punto taglia quel filo, senza una ragione che sia comprensibile all'umano pensiero. 
Credo nel fatto che dentro di noi si percepisca l'arrivo della fine, credo nella liberazione dai dubbi e dai segreti di una vita in nome della verità dell'inimmaginabile. Ho aperto questo post con l'immagine di una donna che si allontana su dei tacchi a spillo, una donna come potevi essere tu, caviglia sottile, scarpa alla moda, il nero che amavi, questa, la tua ultima foto nel profilo su Facebook. Te lo sentivi? lo sapevi? l'aspettavi? comunque sia per noi, Lulù, resterai sempre un mistero, ed io - che ancora ti vedo in ogni Smart grigia e ti penso, ogni volta che pronuncio il nome della collega che ti ha sostituito, che è il tuo stesso - ancora non riesco a credere che tu sia morta improvvisamente e non smetto di immaginarti viva, su una spiaggia bianca, a passeggiare di fianco al mare che tanto amavi, con al polso quella catenina da cui non ti separavi mai, che brilla al sole del tramonto in una giornata come tante della tua nuova "vita".

martedì 9 dicembre 2014

Felice a Testaccio




"Quando una foodie (o presunta tale) vuol festeggiare una ricorrenza importante, sceglie un ristorante di un certo spessore. Molti miei “colleghi” amano approfittare di queste occasioni per sperimentare lo stellato di turno, il locale dove altrimenti non andresti, perché solo a sederti già ti sfilano 100 euro. E poi c'è il resto...
Io, che mi son sempre considerata una foodie atipica, con le mie cocenti passioni per Nutella e fast food, anche in questo caso faccio una scelta alternativa e prenoto, il giovedì mattina, per il pranzo del sabato, un tavolo per due da Felice a Testaccio..."
Come avrete capito ho recensito Felice a Testacico, noto ristorante romano, e il resto dell'articolo, beh, lo potete trovare su Cavolo Verde...



venerdì 5 dicembre 2014

Vellutata di zucca porri e gamberi

leggi questo post se...
ami zuppe, zuppette e vellutate



Avere un compagno che ogni tanto si sbizzarrisce un cucina è una gran fortuna, soprattutto perchè gli viene voglia di sbizzarsi nel week end, quando solitamente non lavora e quando io posso quindi decidarmi al "dolce far niente in cucina".
Ultimamente gli è preso il pallino delle vellutate, zucca, porri, patate, ridurrebbe in crema anche i mobili di casa se fosse per lui.
La cosa strana è che io ho sempre amato le vellutate ma non le avevo mai fatte.
Precisiamo.
Tanto strano non è, se consideriamo che a me piace praticamente ogni cosa sia commestibile, tranne gli insetti e alcuni esempi di quinto quarto, quindi ovvio che nella mia vita non posso aver cucinato tutto il cucinabile ma sicuramente mi fa gioco che lui si sia appassionato proprio a una delle tante ricette che da tanto mi andava di provare.
Ho sempre pensato che per fare una buona vellutata servisse una base grassa, la panna, e mi faceva così tanto anno '80 che mi son sempre detta "ma anche no" (io non son una che non segue le mode in cucina, è che proprio la panna ovunque no...)
Invece lui che mi fa? mi prepara una vellutata light, senza panna, ma buona da non crederci, con questi gamberi che smorzano il morbido e creano un equilibrio di sapori.
E come non passarvi la ricetta!?

martedì 2 dicembre 2014

Sono colei che vorrei essere...


È Domenica mattina, sono in viaggio verso Milano, sarò ospite di Artigiano in Fiera, la mostra mercato dell'artigianato che premia e promuove il genio italico, sotto ogni sua forma e manifestazione. 
Stamattina mi sono alzata con il buio, non posso dire che mi abbia svegliato la sveglia delle 5:50 perchè ero giá sveglia da un pezzo, troppo nella testa per poter dormire, mi conosco, avrei bisogno di due menti, una potrebbe riposare e godersi un sonno ristoratore, con tanto di sacrosantissima fase REM e l'altra potrebbe continuare indisturbata a pensare, ideare, rilfettere, creare, immaginare e canticchiare (!!!). 
Purtroppo, come tutti del resto, ho una sola mente, e mi è capitata la seconda (quando ti dice sfiga...) così il mio sonno è intervallato da risvegli, che non si dica che è questione di etá, ero così anche a vent'anni,  sempre con la mente a lavoro.
Non è la prima volta che viaggio per lavoro, e non è strano che lo faccia, come tanti d'altronde, anche ora, mentre scrivo, il treno è pieno di persone che si dirigono a Milano, chissá quanti ci andranno per il mio stesso motivo. 
Lo strano è che io un lavoro ce l'avrei, uno di quelli che ti permette di dormire fino a tardi nel week end, di programmarti le ferie ad Agosto e magari anche quelle a Natale. 
Solo che non mi basta, non mi è mai bastato, o forse no, la veritá è che mi stava stretto. 
Io sento il bisogno di fare altro, di fare quello che mi piace, cosa ci sarà mai di strano, la vita par'esser una, perchè sprecarla.
E così, dopo tre anni e più di blogging, sono qui che viaggio in direzione Milano, per un lavoro interessante e che sento mio perchè tutto quello che ho costruito fino ad oggi non mi è stato regalato ma me lo sono creato mattoncino dopo mattoncino, lavorando a pc sul letto nelle serate infrasettimanali, correndo a casa in pausa pranzo per quel post da completare e mettere on line, girando la cittá in cerca di storie da raccontare, di personaggi da intervistare, di locali da scoprire, perchè questo è quello che mi piace fare, mi piace parlare e essere ascoltata, mi piace comunicare e raccontare quel che mi circonda per come lo vedo io e con il filtro del "ma si, famosela 'na risata" che rende tutto più leggero e la vita piú saporita.
Oggi credo di essere la donna che volevo essere, oggi le scelte sono solo le mie, i fallimenti, i successi, sono solo colpa o merito mio, l'autonomia mi pervade e scandisce ogni momento, con l'impossibilitá di scaricare le colpe sugli altri, con la certezza di sapere dove sono arrivata e la meravigliosa incertezza nel capire dove potrò arrivare.

venerdì 28 novembre 2014

Briciole...



Era Domenica mattina, ero li che "raspavo" come un pollo nella confezione plasticosa di un dolce, dove, a terra, si raccolgono le palline di zucchero colorato, le schegge di glassa croccante miste a molliche di pan di spagna: le briciole, per intendersi.
Le briciole sono la parte migliore dei dolci, sono dei finger food primitivi, racchiudono tutto il sapore in un pizzico, le briciole sono la sintesi del tutto, un assaggio che da solo già vale per l'intero.
E da brava donnina  quale sono ho iniziato a pensare, a farmi delle menate assurde tra un boccone di briciole e l'altro, ho pensato alle briciole di vita, a quelle frasi scritte nei bagni della palestra del mio liceo, dove si esprimevano gli animi romantici della scuola, dove leggevi che nella vita pochi minuti sono quelli che contano, rispetto agli anni interi che trascorrerai aspettandoli.
Eccole, le briciole, quei pochi istanti che cambiano le esistenze, quei momenti che si può scegliere se raccogliere in punta di dita o se gettar via;
Eccolo, il libero arbitrio, di cui dimenticarsi quando ci si accorge di aver raccolto le briciole sbagliate, le briciole che oramai non si può più rigettare alla vita.
E pensando a queste briciole sbagliate si ingoia ogni giorno il boccone amaro dell'insoddisfazione, quando invece si vorrebbero solo un poco di palline di zucchero colorato, di schegge di glassa croccante miste a molliche di pan di spagna.
Per anni ho creduto di ingoiare il boccone amaro. Poi un giorno ho capito. Ero io a renderlo amaro. E ho scoperto e ho provato che se infili la mano nella confezione plasticosa della vita quel che ne riemerge dipende in gran parte da te.
Sei tu che puoi decidere gli ingredienti delle tue briciole, perchè sei tu che decidi come viverle e se provi piacere nelle piccole cose, ma davvero nelle piccole cose, così tanto piccole che all'occhio possono anche parere insignificanti, ti accorgerai di quante briciole sono già sparse davanti a te e tu, Pollicina,  dovrai solo guardare, vederle e raccoglierle e allora vedrai che la tua vita sarà sempre più piena di palline di zucchero colorato.

mercoledì 19 novembre 2014

Del T'A Milano e di altre divagazioni






Qualche tempo fa son stata invitata a Milano per un evento che si teneva presso il T'A Milano Store & Bistrot, il locale dei fratelli Alemagna, per degustare cioccolato, cioccolatini e quant'altro.
Considerando che ho un paio di amicizie in quel di Milano e che non l'avevo ancora mai visitata ne ho approfittato per arrivare qualche ora prima e godermi la città.
Come prima tappa, uno shopping frugale (lo so, dire shopping frugale durante una visita a Milano è come dire prima notte di nozze senza consumare) poi pausa pranzo in un ristorante giapponese e giro per la città, per ammirare soprattutto lui, il Duomo, in una piazza che - anche se affollata - a me è parsa vuota. C'era solo la cattedrale, maestosa e bianca, vestita del suo luminoso marmo di Candoglia, con le impalcature che ne nascondevano una parte, quasi si coprisse per pudicizia, per non mostrare al mondo quanto è magnifica, con una Madonnina lucente e piccolissima ai nostri occhi e noi, piccole formichine indaffarate, a fargli da humus.

Milano mi è piaciuta, tanto, e proprio non me l'aspettavo.
Da romana, una punta di superbia ce l'ho dentro anch'io, vivo nella città più bella del mondo, de che stamo a parlà.
Ma puoi anche avere mille bellezze sempre sotto gli occhi, questo non ti impedisce di apprezzare il bello, il diverso, il nuovo che c'è in ogni città che visiti ma se c'è una cosa che ho ammirato e - non mi vergogno di dirlo - invidiato a Milano non sono i monumenti, le chiese, le piazze ma è il silenzio.
Un silenzio fatto di persone che camminano composte per i fatti loro, senza un ciarlare che pare essere tipico romano. Vie affollate, piazze idem, ma una quiete o quantomeno un sommesso chiacciericcio che manca alla mia città, pregna ogni giorno che Dio manda in Terra di turisti, cittadini e semplici ospiti che paiono far a gara per lasciare un segno concreto del loro passaggio nelle orecchie altrui.
Dopo una scorsa veloce alla città l'evento.



lunedì 17 novembre 2014

Food e motori, gioie e tanto di più





Ma io l'ho cercata, giuro che l'ho cercata, una parola che facesse rima con food e motori, per catturare la vostra attenzione e parafrasare un vecchio detto.
Solo che non l'ho trovata, e così il titolo si chiude con quel "tanto di più" e apre a questo post, dove vi racconterò un po' di cibo, un po' di vita e un po' di motori.




Tutto ha avuto inizio una mattina quando, chiacchierando con una giornalista, è uscito il discorso del chiudersi attorno al mondo dell'enogastronomia, dello specializzarsi ma anche no, dello scrivere per il proprio piacere, come prima motivazione, oltre che dello scrivere di food.
Poi arriva lui, Paolo, e mi chiede di partecipare a una giornata di prove su strada delle nuove Smart (Fortwo e Forfour) con pausa pranzo all'Osteria delle Coppelle e conferenza stampa all'Ex Dogana di San Lorenzo (siamo a Roma, per chi se lo chiedesse).
E io penso: "Paolo ma chi te c'ha mandato!" modo di dire romano che sta per: "Paolo, giustappunto ieri si parlava di scrivere e spaziare".

giovedì 6 novembre 2014

Trippa e cozze

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credi che tutto abbia un perchè



Vi è mai capitato che qualcuno sia messo sulla vostra strada in un particolare momento della vostra vita e che segni quel momento? Anche con poco, anche con un niente, anche solo insegnandovi come si fa uno chignon e quanto sia buona la trippa con le cozze al sugo?
Ecco.
A me è capitato.
E' capitato con una collega che più che una collega è stato un fulmine, arrivata - affiancamento full time - mi son sgolata per giorni a insegnarle tutto quello che doveva sapere e poi, ancor prima che io stessa potessi abituarmi a una nuova persona in ufficio...mandata a casa.
Cazzo se scorre rapida a volte la vita.
Ma in quella manciata di giorni ha avuto modo di insegnarmi come cucinare la trippa con le cozze, spiegandomi che si sposano benissimo tra loro per via della consistenza identica (provate e vedrete, in bocca non riconoscerete - al primo morso - qual è la trippa e quale il mollusco).
E dopo avervi fatto impazzire sulla pagina Facebook del blog  con l'indovinello per capire che pietanza fosse, ecco la ricetta di trippa e cozze.
Da Roma, con tanto amore.

martedì 21 ottobre 2014

Spiedini provola e speck

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per te lo spiedino è il vero antenato del finger food


Ma de che stamo a parlà, direbbero a Roma (e difatti io sono a Roma).
Quanto possa esser buono questo spiedino provola e speck, e quanto possa essere facile da preparare credo sia intuible. Magari però è un'idea che non tutti hanno avuto, per cui ve la posto convinta di farvi un piacere (prego!).
Ideali come antipasto o appetizer per l'aperitivo (se si usa una sola scamorzina e uno stuzzicadenti di quelli piccoli) ottimo secondo se ne usate quattro e gli stecchini lughi (da spiedini, appunto) e l'accompagnate vepregomioDioveprego con una semplice insalatina con tanto aceto o limone (per sgrassare...sai com'è).

venerdì 17 ottobre 2014

Ospite di Biscotti e Caffè

Oggi un post brevissimo ad uso e consumo esclusivo del mio ego.
Tempo fa le ragazze di Biscotti e Caffè mi hanno contattato per un'intervista. Ho accettato perché "un'intervista nun se rifiuta mai, de che stamo a parlà?" (i romani mi comprenderanno...)
Se volete potete leggerla sul loro sito. Si parla di rane e di biscotti, di sughi di lepre e di conigli.



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