martedì 23 giugno 2015

Metti che un giorno ti svegli e sei giurata per il Gelato Festival...





Lo so, ho scritto un titolo che manco li mejo film della Wertmuller... ma questo è successo, una mattina mi sono svegliata e mi son trovata la mail degli organizzatori che - gentilmente - mi chiedevano se - per caso - volessi fare la giurata per la tappa romana di Giugno (ma poi ci sarà pure quella di Settembre) del Gelato Festival. 
E considerando che il gelato è il mio dolce preferito ho pensato, semplicemente: ma che daverodavero?
E così è stato, Domenica pomeriggio mi son recata all'Auditurium Parco della Musica, ho imbracciato un paio di schede, una penna e ho iniziato ad assaggiar gelato (9 coppette, per essere precisi, otto in gara e una "solo per il piacere de fasse 'na magnata de gelato") con me, tra le giurate, la blogger Vissia di "Solo per Gusto".
Il mio gusto preferito, cuore di fragola con zucchero muscovado, ispirato alla caipirinha, con un vago sentore di cachaca (io adoooro la caipirinha) e con menta e lime; se considerate che io non mangio mai il gelato alla fragola e questo m'ha fatta impazzire potete rendervi conto di quanto fosse buono.



Assaggiare, valutare, assaggiare e valutare ancora, per otto volte, con tanti parametri differenti, assolutamente non scontati, credetemi se vi dico che non è stato facile. 
Prima di tutto, alla fine di questo Festival a tappe, c'è in gioco il titolo di gelataio più bravo d'Europa (mica cotica), poi il punteggio di noi nove giurati pesava molto, se considrate che tutti i visitatori messi insieme (che saranno stati migliaia) avevano un pari peso
E come dice l'uomo ragno (anzi, suo zio) da un grande potere deriva una grande responsabilità per cui io sì, mi son divertita ma c'ho messo anche tutto l'impegno, la serietà e il palato allenato che potevo metterci. 

Ora non mi resta che aspettare Settembre, per la prossima tappa romana, magari lo farò allenandomi tra una gelateria e l'altra, cercando di valutare, che so io, la velocità di fusione piuttosto che la giusta permanenza del sapore nonchè la congruenza del colore. Insomma, da domani, anche grazie a questa esperienza (solo una delle tante che faccio e ho fatto in questi anni grazie a questo meraviglioso lavoro che ho nel mondo food) per me, mangiare un gelato, avrà tutto un altro...sapore!

mercoledì 17 giugno 2015

Siate i protagonisti della vostra vita

 
Riflettevo.
La vita è strana.
Le persone entrano nella nostra vita per un tempo che non c'è dato di sapere, di decidere, possono essere decenni come secondi. Spesso sono solo secondi, incroci di vite anonime che durano il tempo di uno sguardo. E' un meccanismo perfetto che fa sì che noi veniamo a contatto con migliaia di persone nella nostra vita senza interagirvi veramente, ma solo sfiorandoci vicendevolmente.
Ma che succede se questo meccanismo perfetto di sfioramento si inceppa? 
Se quello che doveva rimanere solo lo sguardo di un momento viene catturato con destrezza, rapito alla normalità dello scorrere del tempo e fatto proprio, con l'audacia tipica dell'incoscienza?
"C'è un bug nel sistema" diremmo, se fossimo in un film di fantascienza
"la vita è folle" dico io, che non credo (ancora) di vivere in un film ma faccio di tutto per essere la protagonista della mia vita.  
Come? 
Questo è il bello, c'è un modo per diventare protagonisti della propria vita, bisogna prima di tutto essere calamite per sé stessi
Vi spiego meglio.

martedì 16 giugno 2015

Steccolecco


*tutte le foto di questo post sono di proprietà di Bee Connection.

Mercoledì scorso si è tenuta a Roma una grande festa all'insegna di moda, fashion e dello street food estivo d'eccellenza (il gelato sullo stecco). Il tutto è avvenuto nella sede di Prati del secondo negozio della catena Steccolecco, in Via Avezzana. 
Il marchio, di proprietà dei giovani Luca Palaggi e Mattia Tagliaferri, propone un gelato artigianale su stecco di legno, ideale da gustare camminando e composto con materie prime naturali e di qualità.  

giovedì 11 giugno 2015

mercoledì 10 giugno 2015

Grosseto: pesce, selvaggina e Game Fair


Leggi questo post se...
ti piace mangiar bene e vivere all'aria aperta



Che strano, ho pensato quella mattina, che strano stare alla Stazione Termini e non partire per Milano, visto che le ultime cinque volte che ci son passata era quella la mia meta. Ma quel giorno no, quel giorno son partita per la Toscana, per un week end all'insegna della cucina grossetana, a base di pesce e selvaggina, due pilastri di un territorio dove, a poche decine di chilometri di distanza, si estendono boschi incantati e mare azzurro (con i rispettivi prodotti a disposizione).
Nel mio viaggio non ero sola...

giovedì 28 maggio 2015

Io e il mio Caos. Istruzioni per l'usabilità (di entrambi)


Ho preso un micetto.
Anzi, lui ha preso me.
Mi ha stregato una mattina pregna di casi e coincidenze.
C'avete mai pensato? le cose più belle sono quelle che capitano "per puro caso".
Che Dio lo benedica "il puro caso" dico io.
Insomma, dopo varie orrende vicissitudini gattifere (che magari vi racconterò in un altro post, perchè "tutti devono sapere") sono incappata in lui, perchè - come mi han detto in tanti - si vede che lui era quello giusto, lui era il micetto destinato a me.
E' rachitico, denutrito, spelacchiato, mangia poco e va avanti a ricostituenti. Ma è oggettivamente bellissimo.
E mi sta cambiando la vita.
Il problema è che avere un essere vivente che dipende da te ti fa sentire in colpa.
In colpa perchè lavori tanto e lo trascuri, in colpa perchè non puoi giocare ogni momento con lui, in colpa perchè sai che in casa si annoia ma due gatti no, ve ne prego, ora proprio no.
Ti senti in colpa anche per averlo preso, ma poi pensi che l'hai salvato da una vita in gattile e allora passa, il senso di colpa, passa in secondo piano.
Lui fa cose strane, tipo dormire su di me, cerca il contatto fisico continuo, è troppo piccolo per non avermi scambiato per la sua mamma. Proprio quello che non voglio essere, la sua mamma, ma vaglielo a dire a un micetto che l'ha visto poco, la mamma? E allora accetto le sue fusa continue, la sua ricerca di me, il suo aspettarmi davanti la porta quando sente il portone aprirsi, stiracchiandosi perchè fino a tre secondi prima dormiva ma ora è lì, sempre nello stesso punto, ad aspettare che quella porta si apra.
Accetto tutto questo e lo ringrazio perchè davvero io avevo bisogno di lui e l'ho voluto tanto e l'ho cercato tanto e non potevo immaginare che fosse così bello averlo in casa fino a quando non è entrato, un Sabato, in casa mia.
L'ho chiamato Caos, perchè io sono un caos di donna e il mio animale domestico non può che esser identico a me, prendere le mie abitudini, i miei difetti e risparmiarsi i pregi. Dopo due giorni già ruzzolava giù - signorino sbadatello - da ogni mobile della casa, sbadato appunto, com'è la sua padrona. 
Ora inizierà la conoscenza vera di noi, l'accettarci per come siamo, il sopportare i nostri difetti (lui ama i miei divani, io pure, ma vorrei conservarli intonsi; io ho questa pessima abitudine di usare quel mostro tonante che chiamo "aspirapolvere") l'adorare i suoi vezzi (come quando gli accarezzo la testolina e lui alza la zampina cercandomi) e di strada ne faremo insieme, perchè - tanto per fare un esempio - io sono fermamente convinta che un giorno lui imparerà che stare sul mio segretaire mentre lavoro non significa, per forza, camminare avanti e indietro sulla tastiera del pc.
Questo è solo l'inizio, di una fantastica avventura, una delle tante che vivo in questi mesi, mesi così pieni di cose che non so contenerle tutte nel cuore e nella testa, piene di persone, viaggi, situazioni e ora, piene pure di gommini, zampotte e vibrisse.

lunedì 18 maggio 2015

Mille Miglia, Mille Storie.


Arrivo puntualissima, in netto anticipo nei confronti della prima macchina. 
Sento vociferare che "finiranno di arrivare dopo la mezzanotte" penso..."ma che davvero?" Ok, batteria del cellulare a niente, unica cosa da fare, staccare la connessione dati, fuori dai social ma perfettamente sul pezzo. Arrivo e cerco facce note, vengo sballottata di qua e di là da chi non capisce cosa cerco. Poi li trovo, lounge Mercedes, proprio sotto Castel S. Angelo. 
Due, tre foto, giusto per dire "ehi io sto qui stasera" poi guadagno un morbido cubo bianco, mi siedo e inizio a scrivere. Intorno a me il mondo. 
Tanta gente, alcuni famosi, altri molto famosi (tipo Martina Stella, tipo) io, nel mio di mondo, fatto di pensieri e di scrittura.
A volte mi prende così, vivo una situazione e mentre la vivo già voglio scriverne, come se vivendola la raccontassi a me stessa. 
Mentre aspettiamo che la Mille Miglia arrivi fisicamente dalle nostre parti, per poter godere dello spettacolo delle auto in passerella, incontriamo i protagonisti e il regista del film che ha preso spunto dalla Mille Miglia: Rosso Mille Miglia, che ha come protagonisti Martina Stella e Fabio Troiani, per la regia di Claudio Uberti, un film nato da immagini reali della Mille Miglia dello scorso anno, poi montate l'estate scorsa per dar vita a questo progetto cinematografico che verrà proposto in anteprima nel Padiglione Italia il 15 Ottobre (EXPO 2015)

martedì 12 maggio 2015

Scrivere


Il mio cane, tempo fa, è stato ferito gravemente da un cinghiale
Il buco che gli ha lasciato sul sedere era largo pressappoco due centimetri e mezzo. Era aperto e non poteva essere chiuso con punti di sutura perché - ci han detto - c'era bisogno che spurgasse.
E spurgava. Spurgava siero rossiccio, a volte pareva fango. Lo faceva continuamente e noi lì, ogni momento possibile, ad asciugarglielo via con le garze sterili.
Spurgando, il corpo del mio cane è guarito dal male che aveva dentro. Ha smesso di tirar fuori siero, il bozzo dell'infezione della ferita si è sgonfiato, il foro si è richiuso, il pelo sta oramai ricrescendo e tutto è tornato a posto.
Perché vi dico questo? Perché scrivere è come spurgare
Quante volte mi sono trovata davanti un file vuoto che ho riempito di parole sensate, a volte sensate solo per me o per un altro paio di persone, a volte parole che non pubblicherò mai o che nessuno leggerà mai, a volte parole che poi ho cancellato perché erano troppo forti e avrebbero solo fatto del male. 
Quante parole scritte per rabbia, per desiderio, con dolcezza o con la voglia di capire se stessi, o parole scritte perché si è capito.
Tirare fuori quello che si ha dentro e scriverlo, lasciando che non sia il ragionamento ma la mente leggera a guidare le mani sulla tastiera fa sì che alla fine ci si ritrovi con davanti se stessi senza saperlo, fa sì che in quelle righe ci sia una bella fetta di noi.
Spesso mi è capitato di scrivere perché era l'unica cosa che riuscivo a fare. Quando nella mente c'era così tanto caos che andava riallineata al corpo e al mondo, quando era così piena di gioia che non riuscivo proprio a contenerla e dovevo farla esplodere altrimenti sarei finita a correre urlandola, quella gioia, quando ero così piena di dolore che solo sanguinando dentro un file riuscivo a placarlo, quel dolore.
Scrivere è un aiuto e spesso è fine a se stesso
Quante volte rileggo ciò che scrivo (appena dopo averlo scritto), credo decine. A volte lo rileggo per narcisismo, altre volte - la maggior parte - per comprendere io stessa "ma cos'è che ho scritto? famme vedè un po' " perché davvero, a volte quando inizio a battere sulla tastiera non solo non so dove andrò a parare, ma non sembro nemmeno io, forse - alla fine - è vero...quella che scrive, non sono io, è la parte migliore di Nàima. Prima di tutto perché scrive e non parla.

lunedì 4 maggio 2015

Chianciano Terme - Ristopizza Tribeca (ristoche?)

saggezza nei bagni di Chianciano

Aprile è stato un mese così pieno che potevano essere due e ci sarei stata comunque stretta.
Per fortuna Aprile è finito.
Peccato. Peccato perché è il mese del mio compleanno e quindi mi ci sento legata per nascita ma pare che da un paio di anni i miei "Aprile" siano dei mesi un po' così, ma ora c'è Maggio, poi c'è Giugno e alla fine arriverà un altro Aprile che manco te ne accorgi e magari, con il terzo, andrà meglio. Magari.

Ad Aprile sono stata alle terme. Cosa c'è di più bello che andare con la tua sister (di cuore, non di sangue) a rilassarti alle terme? Niente, ve lo dico io.
Metti due donne in una piscina di acqua calda a chiacchierare un intero pomeriggio, manda sulla Terra le sette piaghe d'Egitto tutte in una volta, e poi dimmi se se ne accorgono. Ma anche no!


mercoledì 29 aprile 2015

Un compleanno a Milano - Pizzeria Gino Sorbillo


Ho iniziato a scrivere questo post mentre stavo andando a Milano per la, credo, quarta volta in sei mesi. Se pensate che io abbia un amante a Milano mettetevi in fila, prendete il numeretto e poi sedetevi comodi, la gente che lo pensa riempie un ufficio postale il giorno del pagamento delle pensioni.
Ma va beh.
Io vado a Milano perché mi piace avere un posto sicuro dove rifugiarmi, dove tutto va bene, dove anche se il cielo è bigio non lo sono io, dove trovo persone che amo e che mi amano, di cuore.

lunedì 27 aprile 2015

Aperitivando da Otbred


La scorsa settimana, dopo un'intensa, stressante ma produttiva giornata di lavoro, sono "scappata" da tutto per rifugiarmi da Otbred, un nuovo localino che ha aperto il 20 Marzo a Piazzale Clodio.

mercoledì 22 aprile 2015

Viziati sentimentali

Eh lo so, per l'ennesima volta anche in questo post non parlo di cibo ma forse è perché un giorno, magari... volendo... smetterò di scrivere di cibo, magari scriverò sulla la pace nel mondo o la difesa dell'ambiente o il rispetto tra esseri umani, insomma, sento di avere una spiccata propensione verso le cause perse.




Esistono, sono pochi ma sono tra noi.
Sono i viziati sentimentali.
Non sono cattive persone, spesse volte non sanno di essere dei "viziati sentimentali", non lo sanno fin quando qualcuno non glielo fa notare. A quel punto la reazione più probabile è l'immobilismo. Scoprire di essere "solo" dei viziati sentimentali li spiazza, li incuriosisce anche ma poi li rende coscienti delle conseguenze del loro essere e questo, infine, li sconvolge.
Ma i viziati sentimentali hanno un asso nella manica. Sono viziati. E come tutti i viziati sono più forti, si nutrono dell'amore che gli altri provano per loro.
Loro, i viziati sentimentali, non hanno mai fatto fatica a farsi amare.
Tutti li amano. O quasi.
La famiglia, gli amici, gli amori, i colleghi, gli estranei che incappano in loro. Hanno un'aurea, un qualcosa che fa si che la gente ne sia attratta, sono di quei tipi a cui non si resta indifferente, procurano emozioni, grandi simpatie o antipatie a pelle, ma comunque emozioni. Forti. 
Per esserlo, viziati sentimentali,  bisogna avere qualcosa in più degli altri, un plus che distingue. Non si tratta di essere più belli, ma di avere una luce, un qualcosa che distingue e che in breve o alla lunga li fa apparire desiderabili, sotto un qualsiasi punto di vista.

I viziati sentimentali pensano che tutto gli sia permesso semplicemente perché mai nessuno gli ha detto "ma anche no!"
Amati senza meritarselo troppo, stimati senza faticare quotidianamente, ammirati vivendone di rendita. Tutto troppo facile, può durare venti, trenta, quarant'anni ma non può durare per sempre. E così arriva, arriva il muro contro cui si schiantano, prima o poi, tutti i viziati sentimentali.
E' come un crash test, solo che non è un test, è vero, succede realmente. E l'immobilismo di cui sopra è la reazione causata dal pensare "no, non io, non a me. E' impossibile". E invece anche sì.

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